THE PEACERS: “Blexxed Rec.” cover albumTre anni dopo la loro seconda uscita nel 2017, i Peacers sono tornati ancora una volta da noi con un terzo album “Blexxed Rec”, un’artiglieria d’oro di suoni straordinariamente sperimentali. Con una gamma così eclettica ed allettante di influenze dal Glam rock, al pop Barocco, al Garage rock, il disco è un piacere per chi ha fame di rinfrescanti ritmi primaverili. Questo diapason di armonie e stati d’animo degli anni ’60 ripulirà sicuramente il vostro apparato sensoriale. Registrato a San Francisco e New York con una produzione impressionante e meticolosa, l’abito ‘saudade’ in continua evoluzione torna ‘vestito per uccidere’ con il suo tanto atteso contributo al genere psych-pop nel 2021.

Puoi sicuramente sentire il cambiamento ambientale se giustapposto agli ultimi due album. Mike Donovan, ex chitarrista e cantante dei Sic Alps, ci ha trascinati in un giardino sonoro di delizie esasperatamente mercuriale ma avvincente. Hanno sradicato le erbacce del pop e hanno magicamente germogliato un cespuglio di rose ibrido rock and roll sotterraneo.

Le influenze dei Beatles di “Revolver” sono incrollabili e risolute, ma i ragazzi mettono in gioco nuovi elementi. Ti ritroverai irresistibilmente a scatenarti al ritmo del blues muschiato e del garage dorato nel brano giustamente intitolato “Ghost of a Motherfucker”. Le loro tracce suonano quasi come se provenissero da una radio a transistor invisibile o ti trasmettessero sonicamente attraverso una vecchia TV analogica.

Stiamo quindi attraversando il territorio barocco con “Dickdog in Paris”, una corsa sfrenata di chitarre stridenti e strumenti a fiato, poi sognando ad occhi aperti di suonare in disparte le tastiere e tornare indietro. “Colors for You” sembra scaturire da un Lp di Ty Segall e poi balla per trascinarti giù nelle aiuole con le sue superbe sezioni di archi. Si prosegue percorrendo un viaggio mentale tra vialetti ameni e si materializzano la folkeggiante “Irish Suit” e la sfasata “Blackberry East”.

“Dandelion” suona esattamente come farebbe un dente di leone. È uno spettro dalle sfumature glamour con una serie di accordi leggeri della consistenza di petali. Il testo che spicca ‘Chi glielo dirà adesso?’ appare come un viaggio nostalgico agrodolce in una memoria sepolta da tempo dimenticata. Il marchio della scintillante e leggendaria sottocultura degli anni ’60 attraversa questo disco come nessun altro. Il resto dell’LP ci offre arrangiamenti che vanno sempre più rafforzandosi, un crogiolo di deliziose esperienze psichedeliche da ricordare. Lunga vita ai Peacers, abbiamo aspettato un po’ che ci gettassero un bouquet, invece ci hanno consegnato un frutteto colmo di sapori e profumi!!!