Ovvero, Edition of Contemporary Music secondo Manfred Eicher.

Se consideriamo che la definizione Musica Contemporanea rimanda direttamente a Stockhausen, Boulez, Poulenc, Penderecki (solo per fare i nomi più celebri) è spontaneo chiedersi come sia venuta l’idea a Manfred Eicher di scomodare tale ambito. A domanda, egli risponde semplicemente, come del resto è nel suo stile, che è sempre stato ispirato profondamente dalla musica classica contemporanea, ma che non ha mai osato avvicinarvisi né come interprete, né come produttore.
Almeno non fino alla creazione della ECM New Series nel 1984, aggiungiamo.
Sicuramente, Eicher è sempre stato molto più in contatto con un ambiente musicale jazz e classico, ma quando realizza che le nuove direzioni del jazz prendono spunto dalle avanguardie musicali del 1900, stabilisce che la sua etichetta non vuol essere identificata con un genere, quand’anche fosse il jazz, ma piuttosto deve dare l’idea di testimoniare ed editare esattamente ciò che prende forma musicale nel momento, improvvisazione e contemporaneità.
Dunque, ecco nascere la Edition of Contemporary Music, abbreviata nel celeberrimo acronimo ECM.
Il tutto inizia quando Eicher, contrabbassista tedesco di formazione classica, matura dentro di sé la convinzione di dover cambiare la sua posizione nei confronti della musica. Da esecutore di musica colta, si sposta nella posizione di colui che partecipa alla nascita e all’incisione della musica stessa.

“Siccome ero molto interessato al processo di registrazione, a ciò che diventava il suono una volta passato attraverso il filtro del microfono, ho iniziato a sentire il desiderio di cambiare posto, di non essere più nell’orchestra, di fronte al microfono, ma di restar fuori e di agire sulla musica una volta avvenuta questa metamorfosi tecnica. Trovavo affascinante questa differenza psicologica e fisiologica che ogni musicista sente quando si ascolta suonare rispetto a quando si ascolta in una registrazione.”

L’etichetta ECM nasce nel 1969 a Monaco.
Qui Manfred Eicher incontra Karl Egger, il proprietario di una ditta che vendeva dischi per corrispondenza e che aveva del danaro da investire; insieme creano la label, con l’unica certezza che sarebbe stata un luogo in cui l’Artista e la sua Musica sarebbero stati i valori primari.
Durante gli Anni ’60 Eicher frequenta molto gli ambienti in cui il jazz d’avanguardia americano è seguito con passione, quindi lo troviamo spesso in Italia, in particolare in quel di Bologna, dove ascolta Keith Jarrett in trio con Gus Nemeth e Aldo Romano, il quartetto di Ornette Coleman e dove conosce Jan Garbarek (con Terje Rypdal, Arild Andersen e Jon Christensen nell’Ensemble di George Russell, che durante i ‘60 si era trasferito in Scandinavia) restando assolutamente colpito dal lirismo del suo saxofono.

“Allora, non pensavo ancora che sarei diventato produttore, e non avevo un’idea precisa di quello che potesse essere l’industria del disco. C’erano grandi etichette come Riverside, Impulse!, RCA, Blue Note che si dividevano il mercato e coprivano l’insieme dei generi e degli stili che formavano il jazz dell’epoca. Quando l’idea di registrare ha preso corpo in me, l’esigenza di base era quella di proporre qualcosa di veramente alternativo.”

Dopo la nascita dell’etichetta, per qualche tempo Eicher continua a suonare andando nella direzione del free jazz, e colleziona un paio di apparizioni, in ‘Celebrations’ del Bob Degen’s Trio uscito nel 1968 per la Calig e in ‘Output’ di Wolfgang Dauner, edito da ECM nel 1970. Si esibisce qualche volta dal vivo con Leo Smith e Marion Brown. Parliamo degli anni che vanno dal 1968 al 1970, proprio gli anni in cui prende forma ECM.
Sono gli anni in cui Eicher amplia la sua gamma di ascolti andando sempre più in territori in cui l’assenza di limitazioni stilistiche è prerogativa dominante.
Questa sua apertura corrisponde, a livello di produttore, ad un ampliamento del range stilistico dei nuovi musicisti da reclutare per ECM.
Sono anche gli anni in cui Eicher gira parecchio per tutta l’Europa venendo in contatto con realtà musicali a lui ignote, tuttavia non trascura ciò che succede in Germania.
Nel 1969 a Berlino nasce anche la FMP, Free Music Production, fondata dal bassista Jost Gebers. Tra i musicisti dell’etichetta troviamo Peter Brötzmann, Peter Kowald, Manfred Schoof e Alexander Von Schlippenbach. Eicher frequenta i loro eventi e apprezza il modus operandi, pur propendendo, per la sua ECM, verso un approccio alla musica meno fisico e più rivolto verso lo spazio, sotto ogni punto di vista.
A livello di organizzazione del lavoro, Eicher dà un’impronta veramente innovativa alla sua etichetta.
Suo intento primario è quello di mettere in ogni posto la persona più adatta in termini di competenze, e il compito che Eicher assegna a sé stesso è quello di scegliere gli artisti. Tenta la via dell’assemblarli cogliendo inaspettate convergenze tra musicisti che non si conoscono o che parrebbe azzardato far collaborare. Poi fornisce loro spazi e condizioni ottimali per lavorare insieme, ascoltare la loro musica e capire come essa stessa richieda di essere registrata.
Se Eicher ha un bagaglio notevole di competenze tanto a livello di prassi esecutiva quanto di qualità e vastità di ascolti, il campo inerente alla registrazione e produzione è a lui completamente ignoto. Per questo si circonda di due giovani e valenti ingegneri del suono con l’attitudine alla sperimentazione. Il primo con cui collabora è Martin Wieland al Tonstudio Bauer di Ludwigsburg, poi si aggiunge anche Jan Erik Kongshaug.

Il primo titolo prodotto è ‘Free at Last’ di Mal Waldron (1969), che piaceva molto a Eicher per via del suo stile piuttosto minimalista e ripetitivo. Waldron viveva a Monaco in quel periodo e spesso suonava in duo con Anthony Braxton, eventi a cui Eicher partecipava; da qui l’idea di scritturare il pianista, che peraltro aveva già perfettamente nelle corde come improvvisare su sue composizioni in trio con il bassista Isla Eckinger ed il batterista Clarence Becton.
(Design by Rufus Vedder, 1969)
(https://youtube.com/watch?v=-aOry_LMVGI&list=PLBWUmC_-GNMmrFPd4gpRHCjsBUROopowq)

Anche Paul Bley entra presto a far parte dell’entourage di Eicher, così come Jan Garbarek, Evan Parker, Chick Corea e Keith Jarrett, solo per citare alcuni artisti i cui nomi saranno destinati ad essere associati indissolubilmente all’ECM per essere stati lanciati o riproposti in modo convincente da Eicher.
Titolo principe e campione di incassi di tutta la storia dell’etichetta è senza dubbio ‘The Köln Concert’ di Keith Jarret, uscito nel dicembre del 1975, d’altra parte l’estetica e la poetica del pianista son in pieno accordo con il modus operandi ECM:

‘Mi concentro su me stesso e non sulla musica; la mia musica si sviluppa in modo indipendente. Cerco solo di trovare il miglior modo per lasciarla uscire. Ora il mio focus è sul non fare; un’esperienza relativamente nuova. Il limite, il muro a cui ho dovuto far fronte fino a non molto tempo fa, era il mio essere completamente aperto così da non aver mai esercitato nessun controllo selettivo. Prima pensavo a tutte le cose che volevo suonare e non funzionava. Posso solo far cose che son già successe. Più precisamente cerco di fare due cose in una: suono qualcosa che avevo già suonato e invento qualcosa di nuovo. Fino a quando ho capito che il problema era garantire che ci fosse uno spazio libero per la musica. Mi sono concentrato su quest’aspetto. Quando elimini schemi e cliché hai subito sorprese soddisfacenti. Qualcosa di incredibile accade quasi da sé. Penso solo a quello che non voglio fare.’
(Design by B & B Wojirsch, photo by Wolfgang Frankenstein, 1975)
(https://youtube.com/watch?v=zoqscGCtlDU&list=PLWjMtjxyLiBSyDpIhhVy-2Jph-0C8CDT_)

A lungo questo album è stato il simbolo di un ambiente culturale ed intellettuale di rilievo, Marguerite Duras ed Henry Miller ne parlano nei loro scritti, rendendolo così immortale anche in ambito letterario.
Dunque, l’Artista con la sua tecnica crea lo spazio per lasciar fluire la Musica attraverso sé, mentre il Produttore crea lo spazio adatto all’Artista o agli Artisti per esprimersi al meglio. Spazio fisico, trovando la locazione che si sposi con il suono prodotto e spazio concettuale, utilizzando tecniche e stratagemmi di registrazione che permettano di gestire gli spazi tra i suoni.
In quest’ottica, il lavoro del produttore può essere assimilato a quello di un architetto, valorizzare spazi vuoti e spazi pieni.
Ma come la musica che prende vita nel momento in cui viene suonata chiede di essere registrata?
È l’ascoltatore che determina la sua visione del paesaggio sonoro, nel nostro preciso caso Eicher, che con un’estetica fondata su pochi semplici concetti quali la trasparenza, la chiarezza, lo spazio e l’ispirazione del o dei musicisti, lavora per dar vita all’edizione dell’opera, cioè determina il passaggio della musica da una dimensione spaziale non tangibile (fenomeno di propagazione delle onde sonore attraverso l’aria) all’incisione su supporto, quindi alla reificazione del fenomeno musica.

‘Sono affascinato dall’aura dello spazio, da quello che l’onda sonora trasmette per far suonare un singolo tono. Voglio catturare quel tono esattamente come lo sento. A volte voglio che quest’elemento sia ancor più distinto perché quel tono specifico portato da un determinato spazio sarebbe altrimenti perso per sempre. La musica riempie e completa lo spazio, esiste nell’attimo, ma non ha una dimora fissa.’

Quest’ottica pone la figura del produttore non distante da quella dell’editore, anche perché, dopo aver accuratamente scelto locazioni e strumentazioni tecniche ed effetti adeguati ad ogni proposta musicale prodotta, c’è anche la scelta della veste grafica e delle immagini della cover.
Chiunque abbia visto l’esposizione di un modulare di dischi ECM non può non aver notato certe ricorrenze tanto a livello grafico e di design quanto a livello di scelte inerenti a temi paesaggistici quali massiccia presenza di acqua, cieli, spazi aperti o fenomeni luminosi. Ogni casa editrice ha un suo stile riconoscibile dalla veste grafica di ogni libro pubblicato, ed Ecm ha scelto di aver la sua cifra stilistica anche nell’artwork delle covers.

È intrigante che non esista un’idea di estetica prestabilita ma, come tutto avviene in ECM, essa si sviluppa in modo naturale e a poco a poco. Nel primo periodo dell’etichetta la maggior parte delle covers sono di Barbara e Burkhart Wojirsch. Ad esempio, la cover dell’omonimo album di The Music Improvisation Company ‎(1970), ensemble formato da Christine Jeffrey, Derek Bailey, Evan Parker, Hugh Davies, Jamie Muir, ci dice istantaneamente che il jazz qui contenuto è un altro modo di intendere il jazz se rapportato a tutto ciò che è stato inciso fino a questo momento.
(Design by B & B Wojirsch, 1970)
(https://www.youtube.com/watch?v=6y2uxholzBE)

Quando Burkhart muore, verso la metà degli anni Settanta, Barbara, che nasce come pittrice, continua sui binari che aveva tracciato col marito, in particolare focalizza l’attenzione sulla grafica del significante.
(Design by Barbara Wojirsch, 1990)
(https://www.youtube.com/watch?v=9jzQOqilF6I)

 

I principali significanti in molte delle covers della Wojirsch sono la lettera e il carattere tipografico. Altamente caratterizzante anche il fatto che spesso utilizza la grafia a mano, come si trattasse di uno schizzo su tela, e spesso è semplicemente posto su uno sfondo monocromatico. Titolo, artista e poco più. Il massimo della portata comunicativa con il minimo dei significanti.
In ‘Triplicate’ di Dave Holland Trio le due linee che intersecano lo sfondo traducono meravigliosamente il titolo ed introducono l’album con precisione e delicatezza.
(Design by Barbara Wojirsch, 1988)
(https://www.youtube.com/watch?v=O5gDJi3WNlg)

Dieter Rehm, fotografo, è l’altro nome sempiterno di designer ECM, ed ha una poetica diversa dai Wojirsch, tuttavia l’atmosfera di fondo data da spazi e geometrie non li pone in contrasto.
Naturalmente il suo punto di partenza è nello scatto fotografico e la foto è la base su cui attuare altri gesti artistici che possono portare fino alla destrutturazione della foto stessa. Questa cover di ‘Descendre’ di Terje Rypdal è la risultante del lavoro fatto su quattro foto, e nessuna delle originali è riconoscibile.
(Design and photo by Dieter Rehm, 1980)
(https://www.youtube.com/watch?v=uXm_cDFuThU)

Un altro esempio di come Rehm lavorasse sugli scatti lo abbiamo nell’album di Hans Koch, Martin Schütz, Marco Käppeli ‘Accélération’
(Design and photo by Dieter Rehm, 1988)
(https://www.youtube.com/watch?v=G9StEshoJVk)

Nei quasi cinquant’anni di ECM altri artisti, fotografi e designers hanno lavorato per l’etichetta, ma le caratteristiche di un’estetica omogenea non son mai venute meno, sarà perché alla fine è basata su pochi concetti, che son poi quelli su cui si fonda il mondo musicale di ECM: chiarezza, ordine, spazio, ispirazione e tanto lavoro per arrivare al miglior risultato.
L’altra grande passione di Eicher è il cinema, soprattutto la Nouvelle Vague. In particolare, Eicher ama profondamente l’opera ed il modus operandi di Godard, e non poteva esimersi dal pubblicare il box ‘Jean-Luc Godard ‎– Histoire(s) Du Cinéma’ composto da cinque cd con libro in cui troviamo le musiche utilizzate dal regista per la sua serie video in cui ci racconta la storia del cinema dal suo punto di vista, parti narrate e spezzoni audio di film presi in esame.
Riportiamo qui anche la cover di ‘Trivium’, in cui troviamo musiche di Arvo Pärt, Peter Maxwell Davies, e Philip Glass. La foto è di Godard in persona, testimonianza di uno scambio continuo tra i due personaggi uniti da un approccio sinestetico nei confronti del proprio settore artistico di appartenenza.
(Design by Barbara Wojirsch, photo by Jean-Luc Godard, 1992)
(https://www.youtube.com/watch?v=zEIikNSCQ-8)

Quest’album ci dà l’occasione di introdurre anche un altro argomento, ovvero la nascita dell’ECM New Series, ramo dell’etichetta che si occupa di musica classica contemporanea e antica nato nel 1984 per il lancio di ‘Tabula Rasa’ di Arvo Pärt.
(Design by by Barbara Wojirsch, 1984)
(https://www.youtube.com/watch?v=txfcKFkYsgw)

In questo disco suonano interpreti di primissimo ordine fra cui Keith Jarrett al piano, Gidon Kremer al violino e addirittura il geniale ed eclettico compositore russo/tedesco Alfred Schnittke al piano preparato.
Se già dai tardi Anni ’70 l’attenzione di Eicher si era posata su diversi artisti che si muovono sul labile confine che sta tra la classica contemporanea e la musica sperimentale e d’avanguardia pubblicando lavori come ‘Music for 18 Musicians’ di Steve Reich e ‘Dolmen Music’ di Meredith Monk, è durante gli ’80 che ha preso corpo la grande, in tutti i sensi, produzione di titoli per la neonata ECM New Series.
Scorrendo artisti e titoli in ordine cronologico, si distinguono chiaramente le linee che caratterizzeranno le scelte di Eicher riguardo ai compositori e agli interpreti già nei primi quattro/cinque anni di vita della New Series. Il gusto per il minimalismo del patron dell’etichetta è in primo piano, troviamo tra gli altri autori come John Adams e Gavin Bryars.
L’amore per il barocco è ben testimoniato dai dischi che vedono Keith Jarrett eseguire Bach, al clavicembalo nelle Variazioni Goldberg e al piano nel primo libro del Clavicembalo Ben Temperato, solo per citare due dei tanti lavori del pianista sull’inarrivabile padre della musica occidentale. Si, eseguire e non ‘interpretare’ o ‘improvvisare su…’ perché come dice Jarrett stesso ‘This music does not need my assistance’.
Fa capolino la musica antica con The Hilliard Ensemble che ripropone ‘Tenebrae’ di Gesualdo, il Principe di Venosa (1566-1613) che ai suoi tempi non fu capito ma che all’inizio del secolo scorso fu riscoperto dalle avanguardie storiche per la sua straordinaria modernità.
Non mancano nemmeno un paio di titoli in cui Eicher registra l’attore Bruno Ganz (lo ricordiamo in ‘Nosferatu, il Principe della Notte’ di Werner Herzog, 1974, e nel ‘Il cielo sopra Berlino’ di Wim Wenders, 1987) che recita testi di Hölderlin e T. S. Eliot.

Dunque, se i primi passi dell’etichetta di Eicher muovono dal territorio di un jazz alternativo a quello delle grandi etichette che già ne fecero la storia come Impulse!, Blue Note, Riverside, nel corso della sua ormai cinquantennale storia possiamo affermare che lo scopo del patron, quello di esser sempre sul punto della contemporaneità, non è venuto meno.

Il ‘jazz da camera’ è ben rappresentato, e non poteva non esserlo visto l’amore di Eicher per le formazioni classiche (ensemble da camera, quindi preminenza di archi), così come è testimoniato il rinnovato interesse per la musica antica che c’è stato a partire dalle ultimissime decadi del millennio passato. Poi un occhio ai nuovi fenomeni musicali di confine che valorizzano più l’elemento suono rispetto ad aspetti armonico-melodici e pubblicazioni sincretiche come quelle già citate che danno un tetto comune a letteratura, cinema e musica.

Per dirlo con Eicher, ‘l’unica trama è un canovaccio senza limiti in quanto l’apertura musicale tende ad infinito’.

Negli anni passati Eicher ha combattuto la pirateria perpetrata dalla diffusione della musica in mp3 scaricata illegalmente da e in tutto il mondo, ma si è recentemente messo al passo con i tempi, prima fornendo la possibilità di ascoltare tracce sample di alcuni album gratuitamente e legalmente dal sito ufficiale dell’etichetta, poi dal 17 novembre 2017 l’intero catalogo ECM è disponibile sulle piattaforme Apple Music, Amazon, Spotify, Deezer, Tidal e Qobuz. Nel comunicato stampa che rende noto il fatto, Eicher sottolinea che i medium preferiti di ECM restano CD e LP, ma che la priorità è che la musica possa esser ascoltata.

La Contemporaneità innanzi tutto.

(Silvia Dodi)


ECM
John Abercrombie, Ralph Towner, ‘Sargasso Sea’, Release date: 01.10.1976, ECM 1080
https://www.youtube.com/watch?v=ohBwMFEfANA

Art Ensemble of Chicago, ‘The Third Decade’, Release date: 01.01.1985, ECM 1273
https://www.youtube.com/watch?v=Pt6hf3s33Ig

Carla Bley and Paul Haines, ‘Escalator Over The Hill’, Release date: 01.04.1981, JCOA 2
https://www.youtube.com/watch?v=7UIFtduRB6E

Chick Corea, ‘Return To Forever’, Release date: 01.07.1972, ECM 1022
https://www.youtube.com/watch?v=0TcSK6MYkpU

Jack DeJohnette’s Special Edition ‘Album Album’, Release date: 01.09.1984, ECM 1280
https://www.youtube.com/watch?v=MLkq1OshtTM&list=PLF9Gb-d4h8PX1_A-7phdNBjGPYtotVznH

Jan Garbarek Group, ‘Wayfarer’, Release date: 01.09.1983, ECM 1259
https://www.youtube.com/watch?v=Drg_rfhG8ac

Charlie Haden, Carla Bley, ‘The Ballad Of The Fallen’, Release date: 01.10.1983, ECM 1248
https://www.youtube.com/watch?v=-nypVA-2gjA

Dave Holland Quintet, ‘Seeds Of Time’, Release date: 03.06.1985, ECM 1292
https://www.youtube.com/watch?v=H1k-jYpoLBQ

Keith Jarrett, ‘Facing You’, Release date: 01.03.1972, ECM 1017
https://www.youtube.com/watch?v=lAVl_WaTheI&list=PLSn46cz3mRZBwlsrNplZHtKOVCUcLjbAR

Pat Metheny Group, ‘American Garage’, Release date: 01.11.1979, ECM 1155
https://www.youtube.com/watch?v=VswULpMTYgo

Oregon, ‘Crossing’, Release date: 03.06.1985, ECM 1291
https://www.youtube.com/watch?v=4zypHbMPgkQ

Gary Peacock, ‘December Poems’, Release date: 01.01.1979, ECM 1119
https://www.youtube.com/watch?v=a8vUZ6ZSoV8

John Surman, Jack DeJohnette, ‘The Amazing Adventures of Simon Simon’, Release date: 26.10.1981, ECM 1193
https://www.youtube.com/watch?v=K5LpA1IDmxU

Ralph Towner, ‘Blue Sun’, Release date: 01.04.1983, ECM 1250
https://www.youtube.com/watch?v=wTlTNY5Pdjg

Miroslav Vitous, ‘Journey’s End’, Release date: 01.04.1983, ECM 1242
https://www.youtube.com/watch?v=Kf_5jK0uV0s&list=PLwCiXlDM386Z0rvhu1Pw40XoYxgPj7G2S

Codona, ‘Codona 3’, Release date: 28.02.1983, ECM 1243
https://www.youtube.com/watch?v=qRWe5O4Oiq0&list=PLBNKz5irRbLKgzmZEZoyb0MisKmDlqzLT

Eberhard Weber, Colours, ‘Silent Feet’, Release date: 01.03.1978, ECM 1107
https://www.youtube.com/watch?v=rP7uKyIHmJY&list=PL6S4Axbcl3TTSZSb8iyiXOX_KfJN-Q-l9

Kenny Wheeler, Mike Brecker, John Taylor, David Holland, Jack DeJohnette, ‘Double, Double You’, Release date: 30.01.1984, ECM 1262
https://www.youtube.com/watch?v=plQxv7fMhUk&list=PLzUNwvEe_BH6K8WdmCBwh7aAPOd2QrzCq


ECM NEW SERIES
Valentin Silvestrov, ‘Requiem for Larissa’, National Choir and Symphony Orchestra of Ukraine, Volodymyr Sirenko
Release date: 29.03.2004, ECM 1778
https://www.youtube.com/playlist?list=PLLQpTJDd0kHLpZKyKMdrVhQtu5xxztuPy

György Kurtág, ‘Complete Works for Ensemble and Choir’, Asko|Schönberg, Netherlands Radio Choir, Reinbert de Leeuw
Release date: 23.06.2017, ECM 2505-07
https://youtube.com/watch?v=j_R4m1mI4Qk&list=PL8T3WQcrlOTxiJNz9PoWPfQfaB-oMHYOU

Duo Gazzana, ‘Ravel, Franck, Ligeti, Messiaen’
Release date: 20.04.2018, ECM 2556
https://youtube.com/watch?v=SZsTk7ZA-H8&list=PLQYRku7lso3IVNhsa6gn8XoOZ31ELqsTy

Bruno Maderna, Luciano Berio, ‘Now, and Then’ Orchestra della Svizzera Italiana, Dennis Russell Davies Release date: 27.10.2017, ECM 2485
https://youtube.com/watch?v=hbxGoYy92mw

Tigran Mansurian, ‘Requiem’, Rias Kammerchoir, Münchener Kammerorchester, Alexander Liebreich Release date: 17.03.2017, ECM 2508
https://youtube.com/watch?v=EYg4-I_4oTY&list=PLLS6xEJJbXKUl4JbK8b4VLaNXquifLli3

Morton Feldman, Erik Satie, John Cage ‘Rothko Chapel’, Kim Kashkasihan, Sarah Rothenberg, Steven Schick, Houston Chamber Choir, Robert Simpson
Release date: 02.10.2015, ECM 2378
https://youtube.com/playlist?list=PLBOEBf2rUS7Z1t9veGZdqCDY1bCH9NuKl

Meredith Monk, ‘Book of Days’
Release date: 01.04.1990, ECM 1399
https://youtube.com/watch?v=G-fAiVQ9Vm8&list=PLAAFjSoWDXgHIBNyqEYTXE3XF2Yer06DX

Eleni Karaindrou, ‘Euripides: Medea’
Release date: 17.01.2014,ECM 2376
https://youtube.com/watch?v=ALx-GhggiWc&list=PLltDg7RhkFk6THXYwCUQkzqPusxc93QBO

‘Beethoven, Bruckner, Hartmann, Holliger’, Zehetmair Quartett
Release date: 25.10.2013, ECM 2195/96
https://youtube.com/watch?v=TPm7-B67pqE&list=PLyrh-1cXsS16xbpo2PQx8i5WWVC3gs6Ai

Gavin Bryars, ‘Vita Nova’, Gavin Bryars Ensemble, The Hilliard Ensemble, Large Chamber Ensemble
Release date: 01.04.1994, ECM 1533
https://youtube.com/watch?v=kpnqcjWF9Gw&list=PLNjlRf5llrCZfr31thnAVi-Li-Wjuk_-b