Alzi la mano chi di voi conosce Daniel Blumberg. Sarebbe bastato fare attenzione all’ultima incarnazione degli Howling Hex di Neil Michael Hagerty, oppure osservare i credits dei dischi di artisti quali Low, Lambchop e David Berman dei Silver Jews. In realtà è stato parte anche di band come Oupa, Hebronix e Yuck.
Mi rendo conto che in realtà il nostro può essere considerato un emerito sconosciuto.
Credo, altresi, che con questo album a suo nome la situazione si possa modificare perché siamo al cospetto di un lavoro di altissima qualità e destinato a diventare oggetto di culto, magari quando non si troverà più come accaduto a tanti altri dischi in precedenza.
Daniel ha frequentato parecchio negli ultimi tempi il Cafè OTO, luogo in cui ha fatto conoscenza con musicisti quali il violinista Billy Steiger, il contrabbassista Tom Wheatley che diventano i musicisti con cui Blumberg dà alle stampe la sua opera che esce per la Mute Records. Sono della partita anche il batterista dei Dirty Three, Jim White, e il produttore Peter Walsh (noto per le sue collaborazioni con Scott Walker).
Le canzoni che compongono “Minus” sono nate durante un periodo difficile della vita del nostro. Ha dovuto subire la rottura di un lungo rapporto sentimentale e combattere contro una malattia mentale che lo affligge da lunghi anni.
L’atmosfera del disco è plumbea, resa perfettamente dall’uso del violino, scarna, pochi strumenti come il piano danno un andamento algido e sospeso. Al resto ci pensa Daniel a rendere le sette ballate di cui è composto l’album una specie di preghiera cantata con voce ricca di dolore, a volte usando il falsetto per rendere il tutto ancor più drammatico.
Si tratta di un disco di rottura con il suo passato sia musicale che di vita. Non fate l’errore di lasciarlo passare inosservato non sarà facile trovare qualcosa di questo livello artistico.


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