Chan Marshall, in arte, Cat Power è una figlia del sud più profondo essendo nata ad Atlanta, Georgia.
Il suo esordio data ormai 23 anni e ne sono passati sei dall’ultimo album pubblicato. “Wanderer” è un disco interamente suonato e prodotto dalla nostra cara Chan ed è stato registrato tra Miami e Los Angeles in un lasso di tempo piuttosto lungo.
Dalle parole dell’artista si può comprendere meglio di cosa si tratti: “Le 11 tracce di ‘Wanderer’ raccontano quello che è stato il mio viaggio fino a qui, come ho vissuto la mia vita, vagando di città in città con la mia chitarra, per raccontare la mia storia, nel massimo rispetto di tutti quelli che, prima di me, lo avevano già fatto. I cantanti folk e quelli blues, e anche tutti gli altri in realtà. Tutti hanno viaggiato, e io mi sento fortunatissima ad aver avuto la possibilità di fare lo stesso”.
È stato un percorso lungo e faticoso per cercare di ritrovare l’antica ispirazione che negli ultimi anni era andata leggermente perduta nonostante il crescente interesse di pubblico in termini di vendita. Il suo tentativo è di riproporsi con serietà e determinazione, nella ricerca di un pubblico che vada oltre a quello di matrice “alternative”. Bisogna dire che non sempre le riesce essere in totale simbiosi con noi ascoltatori esigenti. Nel brano che è il singolo “Woman” c’è un palese tentativo di essere mainstream pur cercando di coprirlo utilizzando arrangiamenti più ricercati del solito.
È un lavoro pop, non banale, ma elegante che ci fa rimpiangere i primi anni e gli esordi, ma quando si ascolta un brano come “You get” non si può far altro che inchinarsi. Un canto spezzato, chitarre elettriche che fanno da coda ad un basso pulsante che ha il compito di riempire il suono il più possibile.
Il lavoro offre anche un lato più dimesso e dalle tinte in chiaroscuro. “Robin Hood” è un country desertico reso grande dalla voce di Cat Power che dà l’impressione che sia rassegnata agli eventi tragici.
Molto bella anche “Nothing really matters” una traccia di una tristezza inquietante per solo piano e voce che ci consegna un risultato di accettazione della propria condizione di malessere.
Un’opera che non riporta la cantautrice ai livelli di un tempo, ma un passo verso la giusta direzione!!!

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