CASS McCOMBS – ‘Heartmind’ cover albumLe immagini possono essere abbastanza potenti da facilitare istantaneamente le risposte emotive, ed è la spinta di quasi tutti i musicisti ad ottenere quel livello di potenza attraverso la propria copertina. Per quasi due decenni quelle degli album di Cass McCombs hanno oscillato dai ritratti semplicistici, come in “Mangy Love” e “Wit’s End”, al caotico, come si vede nei disegni, di “Catacombs”, “Humor Risk” e “Big Wheel and others”. Nel suo decimo album, “Heartmind”, McCombs potrebbe aver finalmente catturato, in un’unica immagine, di cosa tratta la sua musica.

In una splendida scala di grigi, la figura contiene una barca che affonda. Mentre ci sono metafore sicuramente da supporre, in qualche modo parla più chiaramente: ‘Cass McCombs’. Alla fine cattura ciò che la sua musica è in una foto: il riflesso penetrante dei raggi del sole richiede quasi che indossiamo occhiali da sole per guardarlo, e i suoni delle onde minori che schizzano contro i lati della barca possono essere uditi debolmente nella parte posteriore della nostra mente. C’è bellezza e c’è malinconia, intrinsecamente legate. Ma la musica di Cass non riguarda l’affondamento, almeno non sempre. L’arte di “Heartmind” ci mostra quanto il nostro si sia sentito impotente negli ultimi anni durante una pandemia, che gli ha dato il tempo di riflettere sull’amore e sulla perdita.

Si apre con il lato amorevole delle cose con “Music is Blue”, dove ripete l’innocente ‘Ci ama / Ti ama / La musica è blu’. Si libra in alcuni falsetti qua e là mentre canta della musica, di come se ne è innamorato e di come il suo rapporto con essa si sia evoluto nel tempo.

Questi brani possono sembrare la colonna sonora di una barca che perde, ma con un’accettazione curiosamente ottimista. La “New Earth” all’aria aperta abbina una produzione brillante ad un argomento alquanto morboso: il mondo dopo l’apocalisse. Tuttavia, il cantautore sembra ansioso di sradicare l’inquinamento, il capitalismo e tutte le brutte stronzate che escono dai nostri schermi televisivi: ‘Oggi è la nascita di una nuova Terra!’.

Sono queste pepite di improbabile positività che fanno del nostro un autore così divino. Maschera la discussione d’attualità con il pop della chitarra e noi lo rendiamo felice, semplicemente godendo o trascurando i suoi arguti cinismi. Questo è meglio esemplificato in “Karaoke”, un pop rock pronto per la radio che lo vede rimproverare qualcuno per aver ripetuto le cose amate che pensano di dover dire al proprio partner, piuttosto che essere onesto.

Tuttavia, a volte, non riesce a nascondere la propria tristezza. “Unproud Warrior” è un omaggio ad un conoscente che si è arruolato nell’esercito, dove si prende sei minuti e cambia per confrontare la vita del suo amico con i giovani successi di molti autori famosi come Mary Shelley, SE Hinton e Stephen Crane. Dire che è depresso è un eufemismo, ma McCombs distorce la propria abilità lirica per adattarsi al flusso della canzone, anche se di tanto in tanto finisce con qualche imbarazzo. La mastodontica traccia presenta un cast di supporto impressionante per l’avvio: cori di Wynonna Judd, batteria di Kassa Overall e violino di Charlie Burnham, solo per citarne alcuni.

“Belong to Heaven” è legato, nel tono, sia a “Music is Blue” che a “Unproud Warrior”. Qui, ci offre quella base folk sbarazzina su cui ha costruito per anni, riflettendo su un altro amico perduto e unendosi a questo con il suo amore per la musica. Mentre Cass McCombs spinge verso le doppie cifre della sua discografia, fa ancora molto affidamento sulle strutture che ha costruito attorno a sé ed è una formula di successo come sempre. Mentre la musica svanisce dentro e fuori negli otto minuti della title track di chiusura, si può solo immaginare quella barca nell’acqua, il caldo sole estivo che brucia e quelle onde lente, ma potenti, che ti lavano via. Questo è come ci si sente ad ascoltarlo, soprattutto al giorno d’oggi!!!