PAVLOV’S DOG- “Pampered Menial”Nell’ambito di un genere del tutto inglese come il progressive mossero i primi passi gli americani Pavlov’s Dog, un gruppo che nonostante abbia concesso alle stampe solamente due dischi di buon livello (oltre a questo il successivo e inferiore “At The Sound Of The Bell”) può fregiarsi di un posto di tutto rispetto nella storia del rock, valorizzato da un successo repentino e inaspettato che causa diverse incomprensioni e il declino del genere ha portato alla rapida scomparsa della band.
A produrre l’album d’esordio ci pensano Murray Krugman e Sandy Pearlman, legati ai Blue Oyster Cult, che uscì nel febbraio del 1975 per la ABC. Dopo pochi mesi il contratto saltò e il gruppo venne ingaggiato dalla Columbia che ripubblicò il lavoro nel corso della stessa estate.
L’intero disco è dominato da atmosfere che spaziano dal vero e proprio genere progressivo a ambientazioni prettamente folk e rock, il tutto dominato da una voce straordinaria, calda, intensa e androgina come quella del sensazionale David Surkamp, compositore sia dei testi (lontani dal solito clichè storico-letterario-medievale del prog) sia delle musiche, impreziosite da un dosaggio straordinariamente efficace di chitarre e tastiere e da alcune vibranti parti affidate al violino e al flauto. Ben diverso dagli stilemi anglosassoni, nel senso che è un disco che ha garbo e misura e non è un mero esercizio di stile tipico di molte band del periodo.
Le canzoni che maggiormente colpiscono sono l’assoluto capolavoro del gruppo, ovvero il crescendo di voce e piano della amorosa “Julia”, posta all’inizio del disco, e pezzi vibranti come “Song Dance”, carica della maestria hard-rock di Steve Scorfina alle chitarre, e la conclusiva “Of Once And Future Kings”, canzone adattissima per un rincorrersi di piano e voce. Degni di nota sono poi i ritmi tonitruanti ma sostanzialmente tristi di “Late November” e pezzi di rock’n’roll puro come “Natchez Trace”, in cui oltre alle chitarre emerge prepotentemente il piano di David Hamilton. L’altro vertice della raccolta risponde al nome di “Theme From Subway Sue” in cui ricercatissimi vocalizzi accompagnano sia i testi che le parti strumentali per chiudersi con un finale di rarissima potenza espressiva.
L’ascolto di questo disco è sicuramente consigliato agli amanti dell’universo progressive, ma in definitiva si tratta di una commistione tra Progressive, Rock e Hard Rock di taglio prettamente americano!!!


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