MONOBOX – ‘Regenerate’ cover albumDall’alto del suo status di pioniere della techno il detroitiano Robert Hood non ha bisogno di presentazioni, tale è la sua autorevolezza, e di conseguenza ogni sua uscita discografica parla da sé, come se fosse una dichiarazione esclamativa, definitiva, incontestabile.

Questo suo nuovo “Regenerate” gli permette di tornare sotto lo pseudonimo di Monobox, un alter ego pensato prendendo ispirazione da un libro di fantascienza letto in giovanissima età. Operativo dalla metà degli anni 90, questo progetto ha all’attivo una manciata di EP per M-Plant ed un album intitolato “Molecule” uscito per la francese Logistic Records, ma è con questo suo nuovo LP che Robert, a distanza di anni, ha deciso di tornare ad esplorarne le coordinate sonore e l’immaginario sci-fi. Lontano dall’inclusività e dall’anima trasudante delle sue produzioni di enorme successo firmate Floorplan, qui la sua musica mostra il lato più alieno e sperimentale, sempre e comunque all’insegna della techno più coerentemente minimale.

Hood ha passato l’ultimo decennio a salire ai vertici del circuito dei festival mondiali come mai prima d’ora. Anche la sua musica è diventata più grande, nel bene e nel male. Ma una cosa non è cambiata: il suo istinto per gli arrangiamenti eleganti e minimali e la potenza assoluta di un semplice gancio. Sta ancora pubblicando alcune delle migliori musiche della sua lunga e leggendaria carriera. “Regenerate” è il full-length più eccitante del nostro dopo “Victorious” uscito su Floorplan nel 2016. Non presenta nulla di nuovo di per sé, ma offre sia fame che concentrazione. Vi cattura proprio da quei grandi accordi nella traccia di apertura, “Rise”. Non c’è nient’altro che l’essenziale qui, e ogni elemento è presentato nella sua forma più ‘anthemica’.

Robert ripropone le atmosfere da arena della techno da grande sala per i suoi scopi. Spazioso, con ogni elemento immerso nel riverbero, sentite davvero l’impatto di ogni piccolo cambiamento. I suoni sono davvero futuristici: prendete “Blackwater Canal”, nient’altro che un semplice campione vocale, uno schema di cassa rotto e una macchia di synth fantascientifico che sembra iridescente mentre viaggia attraverso lo spettro stereo. Con un suo tipico tocco, questo synth è più abbagliante di quanto avreste mai pensato potesse essere un semplice motivo di sintetizzatore in una canzone techno. Questo LP mira a massimizzare l’utilità e il piacere nel modo più diretto possibile. La title track, un accordo modulato che pulsa e pulsa su un arpeggio setoso, ricorda il suo lavoro dei primi anni ’90.

Suona così immenso ed imponente che è come sentirlo per la prima volta. I nove minuti di “Exoplanet” sono incentrati su un riff di basso schiaffo e li decora con un sacco di piacere periferico per le orecchie, mentre “Wargames” ha una trance carnosa in cui potreste affondare i denti. Parlando di trance, Hood prova persino il melodramma in stile Tale Of Us con “Drydock”, la cui melodia centrale sembra progettata per far apparire il DC-10 al tramonto.

Ascoltate attentamente “Regenerate” e sentirete i tocchi strani in mezzo a tutta la folla piacevole, come l’assalto staccato di “Angel City”, un ritmo davvero insolito per questo tipo di disco. Ma percepirete anche un tonfo fragoroso e universale. È difficile immaginare che un fan della techno ascolti “Rise” o “Exoplanet” e non si innamori immediatamente del suo fascino. Hood ha contribuito a inventare questo stile di techno quasi 30 anni fa, e continua a mostrare a tutti come si fa!!!