VV.AA.: “Shake The Foundations: Militant Funk & The Post Punk Dancefloor 1978/1984” cover albumL’autore e dj Bill Brewster ha contribuito a selezionare i 52 brani inclusi in questa tripla antologia che ripercorre il periodo a cavallo tra seconda metà dei Settanta e prima metà degli Ottanta in cui la nuova musica rock inglese dettò legge sulle piste da ballo nei numerosi club underground sorti in tutta la nazione. Anni in cui disco, dub, electronica e funk si contaminavano con il post punk dando vita a sonorità eccitanti e danzabili: quelle di artisti e band come A Certain Ratio, Blue Rondo A La Turk, Haircut 100, Simple Minds, Stranglers, John Cooper Clarke, Ian Dury, Visage, Quango Quango, Pop Group e tanti altri. ‘E’ quel che accadde’, scrive Brewster nelle note, ‘quando i cascami del post punk entrarono in collisione con i dancefloor, e 40 anni dopo ne sentiamo ancora gli effetti’.

Sulla scia dell’impatto sismico e ben raccontato del punk sulla scena musicale britannica, innumerevoli influenze fino ad allora non disponibili sono diventate improvvisamente accessibili e di rigore per le aspiranti pop star della nazione. Abilitati da un nuovo tipo di negozio di dischi che iniziò ad apparire in tutto il paese a immagine di Rough Trade e incoraggiati da un assoluto disprezzo per le ‘regole’, i giovani interessati furono rapidamente esposti a un ampio spettro di musica che andava oltre il regno dei tre accordi rock ‘n roll.

In nessun luogo il risultato era più degno di nota che sulle piste da ballo della giornata. “Shake The Foundations” cattura ciò dopo la rivoluzione oscura, mettendo in mostra un’era in cui disco, dub, elettronica, funk e – sussurralo – sensibilità pop – iniziarono a invadere il panorama alternativo, post-punk.

In parallelo con Ze Records e il movimento no-wave negli Stati Uniti, club come Digital Disco di Marc Almond e notti leggendarie al The Garage di Nottingham, The State a Liverpool, Blue Note a Derby e in tutta Londra in notti come al ‘Batcave’, è diventato melting pot democratico in rapido movimento.

In 3CD, Bill Brewster seleziona i momenti salienti della sua vasta carriera di DJ, ogni disco curato individualmente. Come dice lui stesso, ‘L’importante era non impressionare James Brown, emulare la Fatback Band o indossare la faccia da gioco di Kraftwerk. Il punto era provare’.

Il box set non è una panoramica completa del post-punk, quanto piuttosto una mappa traballante disegnata a mano di una particolare area. È quello che è successo quando la ricaduta post-punk si è scontrata con la pista da ballo.

Brewster è uno dei migliori del settore, quindi non sorprende che il set si appelli agli ascoltatori curiosi e a coloro che hanno amato compilation come “Mutant Disco”, “Disco Not Disco”, “Nine O’Clock Drop”, “Metal Dance”, “Science Fiction Dancehall Classics” e “Fac. Dance” – alcune delle quali si sovrappongono un po’ e / o hanno coinvolto l’opera di Bill. Alcuni dei primi nomi che mi vengono in mente con questo genere di cose non sono qui. Che si tratti di familiarità, restrizioni di licenza, budgeting o gusto, le esclusioni non hanno alcuna conseguenza data la profondità e la gamma di ciò che viene offerto. Public Image Ltd. non fanno la loro comparsa, ma Jah Wobble, membro della band, è responsabile di un highlight dagli aromi disco dub orientali. “You’re My Kind of Climate” di Rip Rig + Panic sarebbe stata un’inclusione ideale. Invece, c’è qualcosa della root band da cui tutto deriva, il Pop Group, la cui racchetta insurrezionale non è una semplice consolazione, e inoltre, “Stretch” di Maximum Joy è altrettanto energizzante e obliquamente funky.

Oltre alle scelte di lealisti funk come A Certain Ratio, 23 Skidoo e Ian Dury, parte del materiale proviene da fonti inaspettate. Prendete gli Stranglers, che hanno schiaffeggiato uno strumentale strisciante con suoni di tennis play sul lato B di “Golden Brown”, o Haircut 100, creatori di uno strumentale funk beatifico con un pizzico di “Albatross” dei Fleetwood Mac. Una discreta quantità di tracce non è apparsa in precedenza su CD. Tra i più detratti ci sono “What Dance Is This?”, simile a un pezzo estroverso dei Japan, e “Asbestos Lead Asbestos” degli 012, uno sproloquio anti-cancerogeno che rimbomba, strizza l’occhio e si avvia come nient’altro, comprese le copertine di World Domination Enterprises e Meat Beat Manifesto. Inoltre, da qualche parte nel regno di A Certain Ratio, Palais Schaumburg, l’onnipresente John Cooper Clarke, c’è “Arty-Fact” delle Group Therapy, con Brewster stesso.

A voi onorare questa uscita che celebra uno dei momenti maggiormente creativi nella musica del Regno Unito!!!