Fin dall’inizio, l’attenta costruzione quasi orientata alla novità (ma tutt’altro) – “Where’s My Pebble”, si pavoneggia su una nuvola di chitarre tipo Duane Eddy, basso tonante e batteria fulminea e affilata con una voce di backup in stile anni ’60 che ricorda The 5 Blobs (“The Blob”), i Del-Lords, Tito & Tarantula e altre deliziose band oscure.

Questa è l’introduzione del primo nuovo LP in 8 anni da un NRBQ alquanto leggendario, se non famigerato e temibile. “Dragnet” (uscito il 12 novembre – Big Notes/Omnivore) include un’edizione in vinile (inizio 2022). L’LP contiene gli originali di tutti e 4 i membri della band più un trattamento NRBQ aggiornato del tema della serie TV classica. Per nerd? No… ‘baby boomer’.

NRBQ ha iniziato già nel 1965, ha pubblicato il suo debutto omonimo nel 1969, ha registrato e girato costantemente fino al suo 35° anniversario (2004). Una pausa fino al 2011 e la band attuale continua a vantare autorità: Terry Adams (tastiere), Scott Ligon (chitarra), Casey McDonough (basso) e John Perrin (batteria – dal 2015).

La formazione si immerge leggermente nella palude delle novità, ma sono tutti esperti nuotatori oceanici. “Memo Song” è un eccellente esempio di come i nostri si divertano, ma suona con competenza e creatività. Non sono mai stati dei Rolling Stones, o raffinati come i Beach Boys, ma erano una grande rock & roll band. I loro ‘hi-jink’ a volte sterzano lungo la Zappa Highway (“Five More Miles” e “Miss Goody Two Shoes”). Non erano dei cloni, erano innovativi. Melodie sempre forti, testi intelligenti, umoristici con toni sarcastici, seri con un pizzico di zucchero e la performance: colorata, eccentrica ma sempre, sempre interessante.

Ci sono volte, in passato, in cui ho sentito una brezza da Little Feat, The Turtles nei loro momenti più stravaganti, non i loro brani commerciali tradizionali e gli inglesi Stackridge/Korgis (anche su questo LP “You Can’t Change People”).

Questo può essere uno svantaggio, ma non per NRBQ. Riescono ad acquisire una reputazione per il buon modo di suonare, costantemente eccitante, nelle performance sul palco soprattutto. Si esibiscono in modo superbo e un ascolto di “Dragnet” ne è la prova. Stretto, innovativo, una consegna gratificante, al limite del primo punk con sfumature melodiche. Quasi ricordano i primi Wire (“Dot Dash”), probabilmente influenzati da un precedente NRBQ (New Rhythm & Blues Quartet).

Il gruppo è noto per la sua spontaneità, la sua mescolanza di generi: rock, jazz, Tin Pan Alley, un pizzico di blues. Se non altro questi musicisti erano pieni di risorse. Nostalgico? La melodia “That Makes Me A Fool” è immersa nel romantico retrò degli anni ’60. Funziona a quel livello adolescenziale. Gli 11 tagli sono stati prodotti con fantasia da Big Notes.

È uno di quei gruppi rock che sa sempre essere divertente. La loro reputazione è sempre stata affidabile e sono sopravvissuti al mondo del rock & roll. Si collocano al di fuori di qualsiasi logica contemporanea, ma risultano ancora freschi e dannatamente eccitanti!!!