Da sempre le fonti sono state cruciali per il duo elettronico statunitense, un lavoro sul campo che si è esteso all’ambito della chirurgia plastica e degli elettrodomestici casalinghi. Nuove fonti e nuove ispirazioni per questo lavoro dunque: gioco del domino in bachelite, refrigeratori in polistirolo, contenitori per rifiuti in polietilene, flauti di legno in PVC, di bolle d’aria, protesi mammarie in gel di silicone e grasso umano sintetico.
Da qui si genera l’ennesimo estenuante lavoro di composizione, che li porta a lambire certo minimalismo classico (Michael Nyman), trap fuori dal mondo, electro, fanfare medievali, groove electro e finanche omaggi a certo synth pop anni ’80. Coadiuvati nelle operazioni dallo straordinario batterista dei Deerhoof Greg Saunier e dalla Whitefish Highschool Bulldogs, con un’ampia sezione fiati e percussioni.
Con questo nuovo lavoro si viene a celebrare il venticinquesimo anniversario dell’unione musicale ed umana dei due Matmos, Drew Daniel e M.C. Schmidt. I nostri nel corso di questo periodo hanno creato musica con qualsiasi cosa siano venuti in contatto: corpi umani, animali, materiali enormemente grandi oppure infinitesimali. In questa occasione subentra pure un aspetto di ordine politico-sociale, cioè la relazione che il mondo intrattiene con la plastica. Nonostante le premesse, che direste portino a situazioni musicali alquanto strane, siamo invece di fronte ad un funk elettronico completamente pazzo, iper frammentato ottenuto da oggetti di plastica vari sia per dimensioni che per caratteristiche.
La fantasia del duo è veramente inarrestabile, perché anche solo immaginare tutto quanto non deve essere stato facile, così come realizzarlo manualmente. Il risultato è un’elettronica di grande piacevolezza all’ascolto, che possiede un volto umano.


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