ED HARCOURT- “Monochrome To Colour” cover albumIl cantautore britannico Ed Harcourt pubblica il suo nono album in studio “Monochrome To Color” che è uscito su Point Of Departure, seconda pubblicazione per l’etichetta dopo “Beyond The End” del 2018. “Il nuovo disco”, ha dichiarato Ed, “ha sicuramente un senso di esplosione ed euforia in alcuni punti. Una cosa enorme per me è la melodia. Sono cresciuto giocando con Mozart e Beethoven e questo mi ha segnato. La melodia è il centro”.

Registrato nello studio di Ed, il Wolf Cabin, un super-capannone ben arredato nel giardino della famiglia Harcourt nell’Oxfordshire, l’album presenta i contributi di Clive Deamer che suona la batteria su tre tracce – che ha anche lavorato con Radiohead, Dr John e Roni Size – la moglie violinista di Ed, Gita Langley, la sorella di Gita, la violoncellista Amy Langley (Primal Scream, Kano, Little Mix ed ELO). “Il nuovo album è molto più un disco di fuga rispetto a Beyond The End”, dice Ed. “L’ultimo è stato piuttosto minimale, molto malinconico. Il nuovo disco apre le braccia al mondo”.

Il nostro è un’artista acclamato, benché non molto conosciuto dalle nostri parti, il cui debutto, “Here Be Monsters”, nel 2001 fu nominato al Mercury Prize, Ed Harcourt negli ultimi anni si è dedicato al songwriting per altri artisti.

Il lavoro è stato composto usando un mix di strumenti antichi e moderni («Vecchi strumenti aggiustati con i software moderni») e vive di una forte componente cinematografica; c’è un piccolo pianoforte a coda Hopkinson del 1910 e persino un dulcitone, una stranezza del diciannovesimo secolo in cui i martelletti colpiscono una serie di forchette. “Strumenti vecchi e rotti mixati con software moderni,” dice Ed. Questi ultimi sono rappresentati da droni digitali oltre all’emulazione computerizzata dell’Hammond Novachord, un sintetizzatore vintage.

Attingendo occasionalmente ad alcune ispirazioni tipiche di Ed – Mozart, Beethoven e Debussy accanto a Satie, MaxRichter e alle colonne sonore di Nick Cave e Warren Ellis – ci sono anche un paio di intermezzi noir, ma l’umore distintivo dell’album è una sorta di euforia iper-reale. La title-track echeggia la “Chariots Of Fire” di Vangelis… A dominare è uno sguardo perso nel vuoto a contemplare le bellezze che si materializzano davanti ai nostri occhi quando si è in grado di porsi rilassati e ricettivi di fronte alla natura. Notevole l’utilizzo di archi e l’uso del pianoforte molto avvolgente, come si evince dal brano “Her blood is volcanic) che ci colpisce per il suo morbido sviluppo.

Un’opera non imprescindibile, ma permeata di una bellezza armonica che ci riconcilia con noi stessi!!!


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