DEATH CAB FOR CUTIE – ‘Asphalt Meadows’ cover albumBen Gibbard ha cantato canzoni di ansia e disperazione per 25 anni con Death Cab for Cutie. È molto tempo, ma coloro che amano il suo rock ‘doom-and-gloom’ non devono preoccuparsi; il tempo non lo ha reso più marginale. Il loro decimo album, “Asphalt Meadows”, prodotto da John Congleton (Franz Ferdinand, St. Vincent, Angel Olsen) è pieno zeppo del terrore esistenziale che abbiamo imparato a conoscere e amare.

“I Don’t Know How I Survive” dà inizio alle danze con i testi su un attacco di panico a tarda notte: ‘Passeggiando per la stanza mentre dorme/Lacrime che piovono dalle tue guance/Cerca di resistere’. È dotato di battiti di mani, chitarra ritmica e sintetizzatori scintillanti, che si dissolvono tutti in una chitarra distorta al ritornello.

“Roman Candles” irrompe con un basso rumoroso e distorto e poi una linea di chitarra tagliente, penetrante e quasi industriale. ‘Prima sentivo tutto come una fiamma/ Ora è una lotta per sentire qualsiasi cosa’, si lamenta Ben, prima di aggiungere: ‘Sto imparando a lasciar andare / Di tutto ciò che ho cercato di trattenere troppo a lungo / Perché a tutti piace esplodere candele romane’.

Il testo di apertura della title track è il classico Gibbard: ‘Il tuo bacio è stata una preghiera solitaria quando me l’hai fatto scivolare in bocca”. “Asphalt Meadows” ha un suono di batteria molto anni ’80 con pianoforte e chitarra acustica, e il suono del ritornello ricorda molto i Cure. “Rand McNally” è un’ode nostalgica al dover usare una mappa per trovare la propria strada. I versi ondeggianti lasciano il posto a un ritornello diretto. La frase ‘non lasciare che la luce sbiadisca’ nel refrain viene ripetuta alla fine della traccia come coda. Sebbene in teoria sia solo uno schizzo del personaggio, la canzone può anche essere interpretata come un tributo ai fan e agli ex membri della formazione, per i quali il nostro manterrà la luce accesa, mentre prosegue con i Death Cab.

“Here to Forever” inizia con un ritmo costante e ritmico e un pensiero ricorrente, mentre guarda i film degli anni ’50: che tutti gli attori nei lungometraggi non sono più in vita. Guardando, non può fare a meno di ‘innamorarsi di ossa e ceneri’. “Foxglove Through the Clearcut” ha più di quel caratteristico suono Death Cab for Cutie con le sei corde che rintoccano e testi ripetuti; il ritornello è semplicemente ripetizioni della linea “Nowhere left to go”. Sembra senza speranza, eppure così bello, che, a pensarci bene, riassume praticamente la maggior parte delle aperture del gruppo. Anche la copertina dell’album, con due figure in poncho spettrali, corrisponde a questo stato d’animo nebbioso. I lettori della Bay Area riconosceranno immediatamente la vista come la nebbiosa San Francisco. Pare che Gibbard, che ha suonato molte volte nella baia, ha scattato lui stesso la foto mentre era in fuga.

“Pepper”, un bellissimo brano malinconico sulla fine di una relazione, è uno dei pezzi più forti del disco. Inizia con solo una voce e una chitarra acustica, prima che un semplice pianoforte entri in un loop di batteria. Il sentimento del ritornello è simile a quello di “Last Goodbye” di Jeff Buckley: ‘Baciami quest’ultima volta / Dimmi che una volta eri mio’. Ben pensa ad un’ode commovente a un migliore amico in “Wheat Like Waves”, sull’ascolto di Prefab Sprout insieme in una Honda Accord degli anni ’90. “Fragments from the Decade”, ha una chitarra jazz lenta e quello che suona come le grida dei bambini che suonano su un tamburo militaristico nella parte posteriore del mix e una sei corde pesante di riverbero.

“Asphalt Meadows” esce con una nota alta. “I’ll Never Give Up On You” presenta un ronzio minaccioso, una batteria pesante e un sintetizzatore orchestrale. Dopo tutto questo tempo, è bello sapere che non ha rinunciato a Death Cab for Cutie, e ha un grande album da mostrare per questo!!!