I newyorkesi The Men sono sempre stati attenti a non farsi incasellare in nessun genere, rock, grunge, hardcore, indie o psych che fosse, dando sempre libero sfogo alla loro voglia di indipendenza musicale e artistica.
Con il nuovo album “Mercy”, ottavo della loro carriera, hanno realizzato qualcosa di nuovo e unico come band, con un sound rinnovato e una formazione finalmente stabile che comprende Mark Pierro, Nick Chiericozzi, Rich Samis e Kevin Faulkner. Il disco è stato registrato durante delle session dal vivo presso i Serious Business Studio di Manhattan, NYC, da Travis Harrison.
Il quartetto non ha fatto alcuna sovraincisione sulle registrazioni live, contribuendo all’urgenza necessaria per la registrazione del lavoro. La raccolta rappresenta il sound di una band in continua espansione, che ha una profonda e attiva passione per il songwriting e la creatività, lavorando al picco della loro esperienza. Il chitarrista, cantante e membro fondatore Nick Chiericozzi ha descritto il processo creativo dei The Men con un aneddoto preso in prestito dall’attore Jeff Daniels parlando della sua esperienza di lavoro con il regista Robert Atlman: ‘Altman vi chiederà di camminare attraverso il corridoio senza dirvi che però altre persone faranno la stessa cosa arrivando da direzioni diverse. Non suona come un disco dei The Men? Il nuovo album “Mercy” è la giusta prosecuzione del precedente “Drift” ed è distante da “New Moon” e “Devil Music” e il resto dei nostri dischi’.
La collocazione temporale di quest’opera sarebbe negli anni ottanta, e l’etichetta per cui avrebbero inciso allora sarebbe stata la Homestead oppure una qualsiasi di quelle indipendenti che popolavano la scena musicale con riferimento al rock underground del periodo. Rispetto agli esordi in cui i nostri erano un gruppo di scapestrati dediti al noise-punk ora, ma in realtà dal 2014 con “Tomorrow’s hits”, sono mutati in una formazione che crea un blend tra la musica delle radici e la psichedelia dando luogo ad un sound che genera atmosfere sicuramente ruvide, ma evocative, che possono portare alla mente band quali i Dream Syndicate, i Green On Red e Giant sand.
La strada intrapresa sembra portare buoni risultati, non si seguono coordinate predefinite, ma si va dove porta l’anima ed il cuore. Ci sono momenti in cui la grinta e i decibel ancora hanno la loro parte, “Breeze”, pezzo garage di chiara matrice Mudhoney. Nonostante gli anni on the road i The Men sanno ancora deliziarci con tracce come “Wading in dirty water” lunga e lisergica canzone, oppure il folk sballato di “Call the Dr.” Le tonalità sono leggermente indolenti, le chitarre suonano come si dovrebbe in questi casi, mentre le tastiere portano in dote sfumature di natura “wave”.
Credo che il lavoro possa piacere a tutti coloro che negli Ottanta strippavano per il Paisley Underground, ma non troverà proseliti negli hipster sempre alla ricerca del nuovo e mai ascoltato!!!


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