YARD ACT – ‘The Overload’ cover albumNel loro album di debutto, “The Overload”, gli Yard Act si dimostrano un’anomalia all’interno della scena post-punk: umoristici senza alcuna pretesa, abrasivi senza conformarsi a un rumore eccessivo al posto della personalità, e in realtà desiderosi di portare avanti la musica per chitarra.

L’apertura dell’album, e traccia omonima, si legge quasi come una dichiarazione d’intenti per la formazione, prendendo a pugni i pezzi grossi dell’industria musicale arcaica (‘suonare gli standard e non diventare politici; so com’è quel cantante testa di cazzo’). Puoi ammirare i ritmi dei Talking Heads e le linee di basso dei Blockheads quanto vuoi, ma gli Yard Act sono un gruppo per il vocabolario; questo è un disco che dipinge con le parole.

Sebbene ci sia altro da analizzare dal punto di vista dei testi, il lavoro ha un suono dinamico dal punto di vista sonoro; le drum machine si scontrano con le chitarre no wave degli anni ’70 su “Witness”, e “Land of the Blind” si apre con un coro dal suono alticcio che ‘ba-ba-ba’ si allontana. Questa traccia in particolare illustra appieno la situazione illustrata in tutto l’LP; la natura prepotente degli ex idealisti di 20-30 anni schiacciati dal peso del sistema, che alla fine devono conformarsi per sopravvivere. Eppure, gli Yard Act trovano ancora divertimento nell’oscurità (‘Farò sparire me e questo pezzo da 50 pence’ prima di un esilarante beat silenzioso).

Alla fine, “The Overload” soffre per i suoi stessi successi. Certe tracce tendono a mettere da parte l’attenzione sui testi e sbagliare verso un’estetica post-punk generica, come dimostrano le audizioni della 6Music C-list “Payday” e “The Incident”. Ma la grazia salvifica dell’album arriva verso la fine. “Tall Poppies” racconta la storia di un giovane prodigio del calcio che alla fine è costretto a stabilirsi in una vita tranquilla. Oltre ad essere il pezzo musicalmente più interessante, contiene alcune delle battute più belle di Smith (‘fumerebbe 10 volte al giorno e correrebbe comunque più veloce di quel whippet che potrebbe leccare i conigli da corsa’). Cammina sul confine tra ilarità e profondità con competenza, e il pezzo si trasforma alla fine in uno di pathos ed empatia.

Yard Act fa la sua dichiarazione di apertura con aplomb su “The Overload”. Un disco tanto sciocco quanto eclettico, allegramente sfacciato quanto fieramente intelligente. Mentre alcuni aspetti rasentano tropi e suoni ripetitivi, l’unica cosa che non puoi chiamare questo album è ‘dimenticabile’. Che diventino una mega-star o semplicemente rimangano il prossimo gruppo inespresso è irrilevante; questo lavoro è la più grande festa lessicale che avrai ascoltato da molto tempo a questa parte!!!