X- “Alphabetland”Fortunatamente molti musicisti hanno fatto uscire in streaming e download dischi che poi vedranno la luce più avanti anche nel supporto fisico. Tra i tanti potrei citare i Phish, i Cowboy Junkies, Joe Ely, mentre alcuni ci hanno riservato vere e proprie sorprese pubblicando alcuni singoli (Bob Dylan, Rolling Stones) per alleviare le sofferenze e la noia del periodo di reclusione in casa. Tra le varie anticipazioni mai e poi mai mi sarei aspettato un nuovo disco degli X, anche perché facendo due calcoli veloci non pubblicavano un album nuovo da ventisette anni, che diventano trentacinque se si considera quello con la formazione originale.

Nel caso non li ricordiate non fa male un breve ripasso. Esplosero come uno dei gruppi più influenti del punk californiano sul finire degli anni ’70. Erano capitanati da Exene Cervenka e John Doe, cantori di litanie urbane violente e desolate che davano vita ad un decadentismo visionario che germoglia nel cuore del punk Losangeleno, il Sunset Strip. La formazione è completata da Billy Zoom (chitarra), a cui si devono i riff rockabilly, e D.J. Bonebrake (batteria). Si occupa di loro, per le prime quattro uscite, un’autentica istituzione del rock californiano, Ray Manzarek, l’organista dei The Doors.

Ora li ritroviamo tra noi dopo tutto questo tempo e non posso fare a meno di gioire, perché tanti sono i ricordi di quel periodo in cui ogni nuova uscita mi faceva vibrare. Si ripresentano nella formazione originale che dette vita alla band nel 1977. I nostri avevano già ricominciato ad esibirsi nel 2004 ‘on stage’, ma nulla lasciava presupporre che avrebbero inciso un disco. Sarà la nostalgia, sarà l’effetto sorpresa, ma di questi 27 minuti non ci si stanca mai e sono brividi ogni volta. Che emozione riascoltare quelle voci! John & Exene tornano alla carica con un pugno di melodie da stenderti al tappeto e l’energia che solo dei sessantenni sicurissimi della propria missione possono sprigionare.

Lo scorso anno era uscito un singolo, “Delta 88 nightmare”, che appare anche in “Alphabetland”, ma unico pezzo scritto nei tardi anni settanta, mentre gli altri brani della raccolta sono stati composti negli ultimi diciotto mesi. La produzione è stata affidata a Rob Schnapf (Elliott Smith, Beck). I nostri sembrano in ottima forma e sparano brani la cui miscela è rappresentata da una commistione tra R’n’R e punk, suonato a grande velocità, le chitarre sempre affilate e la ritmica che non molla un centimetro.

“Alphabetland” è l’ennesimo affresco di un’America fuori dal tempo, contesa tra metropoli hard boiled impallinate di piombo e campagne decadenti impollinate di voodoo. La miccia si accende subito col brano che dà il titolo al disco, una cavalcata punk-rock, con la sei corde che macina riff su riff e il ritornello a due voci, caratteristica da sempre degli X, e coretti nel bridge. Ci si cala in quelle ‘badlands’ profumate di asfalto fresco, quelle di Malick, con il chitarrone di Zoom dal sapore corrosivo e guasto del rock’n’roll senza tempo.

“Water & wine” è puro punk’n’roll che diverte e ci trascina con un assolo di chitarra breve, ma estremamente accattivante, mentre “Strange life”, cantata a due voci, ci coinvolge fin dall’inizio, così come “Gotta fever” ci dimostra, nei suoi due minuti e mezzo scarsi, che la grinta è ancora quella che ce li fece amare ormai quarant’anni fa. Regalo nel regalo, troviamo la vecchia “Cyrano DeBerger’s Back”, scritta da Doe ai tempi di “Los Angeles” (Slash, 1980), dissacrata da Chris D. coi Flesh Eaters in “A Minute To Pray, A Second To Die” (Ruby, 1981), per poi essere assunta a ballad in chiusura di “See How We Are” (Elektra, 1987) e riportata qui nelle viscere della terra con un groove funk-rock.

Non lo attendevo e forse per questo ho apprezzato la scarica di adrenalina procuratami, oltre alla travolgente freschezza di questi ribelli senza età che fa piazza pulita delle ipocrisie del presente, invitandoci ancora una volta alla più eccitante delle danze liberatorie!!!


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