Gli Wand frequentano da sempre l’etichetta Drag City, che è una delle indipendent labels che preferisco. Per proprietà transitiva, gli Wand sono un gruppo che mi piace. Fosse così semplice, saremmo a posto nella scelta dei dischi, ma non sempre funziona. I nostri esplosero sulla scena con tre album dall’alto potenziale comunicativo in un periodo che va dal 2014 al 2015, inondando le nostre menti di psichedelia con forti dosi di fuzz. Dopo un periodo così intenso, il gruppo decise di prendersi una pausa. Due dei membri (il leader Cory Hanson ed il batterista Evan Burrows) entrano a far parte della band di Ty Segall nelle sue esibizioni dal vivo. Cory Hanson ha anche pubblicato un album solista dai forti sapori e profumi acid folk, dal titolo ‘The Unborn Capitalist From Limbo’ nel 2016. Ora la band si è ricostituita e si sono aggiunti un paio di strumentisti quali Robert Cody alla chitarra e Sofia Arreguin alle voci e tastiere. Hanson è sempre stato un leader che si occupava dei pezzi e degli arrangiamenti, in poche parole di ogni processo produttivo. In questo disco le cose sono mutate, il lavoro è più corale, ha richiesto quattordici mesi in studio provando anche dieci ore al giorno per sei giorni la settimana. Il risultato, a mio avviso, ha portato alla produzione della loro opera migliore. Le melodie sono più semplici, il rincorrersi delle chitarre soliste certificherebbe un passaggio ad un indie rock di maniera, ma rimangono ancora ben presenti una ritmica angolare e sghemba. La title track richiama per la ricercatezza stilistica i Wilco, anche se il suono è ben lontano da quello della band di Tweedy. I controcanti della Arreguin aggiungono dolcezza nella gemma psych ‘Charles de Gaulle’. Sono presenti ballate con la lap steel come ‘The Trap’. Il passato ritorna con l’acidità di ‘White Cat’ e le jam strumentali come ‘Blue Cloud’ e ‘Driving’. Secondo alcuni recensori la formazione dovrebbe ritornare ad essere un trio per essere una first class psych band piuttosto che un second class indie rock group.
A mio avviso ci troviamo di fronte al migliore disco dei Wand, quello di una raggiunta maturità compositiva e foriero di interessanti sviluppi.

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