Non sono mai stato appassionato ai guitar heros, Walter Trout è uno di loro. È un grande musicista, per questo l’ho sempre visto a fianco di un leader e mai in veste solista. All’inizio della sua carriera, fine ’60 inizio ’70 è al servizio di grandi nomi del blues e del soul, come Percy Mayfield, Deacon Jones, Joe Tex e soprattutto John Lee Hooker. Nel 1981 divenne chitarrista dei Canned Heat, che furono la chiave per entrare a far parte dei John Mayall & The Bluesbreakers. In questo periodo che durò fino al 1989 divise compiti e ruoli sul palco con l’altro chitarrista Coco Montoya. Divenuto leader della Walter Trout Band riuscì a conquistare un buon seguito in Europa e principalmente in Scandinavia. In più di vent’anni di carriera ha pubblicato molti dischi, tutti discreti, nessuno sopra la media e senza mai uscire dagli stilemi classici del genere. Purtroppo nel 2013 gli fu diagnosticato un tumore al fegato, ed era quasi un malato terminale. Grazie alle instancabili cure e all’interesse della moglie è riuscito ad ottenere un fegato nuovo ed anche finanziamenti da amici musicisti che lo hanno salvato economicamente. Da quel momento è rinato, sia fisicamente che musicalmente. Ha pubblicato un paio di album ‘Battle Scars’ e ‘Alive In Amsterdam’, che ce lo presentano in forma e motivato come non mai. Ma è con il nuovo album ‘We’re All In This Together’ che si mostra scintillante come non l’abbiamo mai sentito. È un disco di duetti, con canzoni nuove scritte appositamente per questo lavoro. Tra gli ospiti si susseguono tra gli altri Kenny Wayne Shepherd, Sonny Landreth, John Mayall, Warren Haynes e Robben Ford. Non è stato semplice terminare il lavoro, i musicisti coinvolti avevano i loro tempi, per cui il disco, previsto per fine febbraio, è uscito solo ora. Ma ne è valsa la pena, poiché credo che sia il suo capolavoro. ‘Gonna Hurt Like Hell’ è un duetto con Kenny Wayne Shepherd, si alternano negli assoli e ci conducono alla grande nell’album. Stupendo il duetto con Sonny Landreth in ‘Ain’t Goin’ Back’, in cui si materializza nei nostri occhi la Louisiana, anche il questo caso botta e risposta tra i protagonisti. ‘The Other Side Of The Pillow’ ci trasporta nel Chicago blues degli anni ’60 con richiami alla Butterfield Blues Band; protagonista all’armonica e alla voce è il grande Charlie Musselwhite. Sorprendente è il duetto con Mike Zito in ‘She Listens To The Blackbird Sing’. L’atmosfera sudista ci rimanda alla Allman Brothers Band e soprattutto a ‘Brothers And Sisters’, con i suoi umori country oriented. L’unica cover dell’album è ‘The Sky Is Crying’, in cui rimaniamo incantati per il botta e risposta con Warren Haynes. A chiudere due grandi pezzi, ‘Blues For Jimmy T.’ un duetto con John Mayall, armonica ed acustica e voce per una ballata triste e pregnante. ‘We’re All In This Together ‘ è un blues lento di otto minuti in cui il nostro e Joe Bonamassa centellinano le note e ci donano emozioni a non finire.
Non l’avrei mai pensato, ma siamo di fronte ad un grande disco di blues elettrico come non sentivo da tempo.

Category
Tags

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *