UFOMAMMUT – ‘Fenice’ cover albumGli UFOMAMMUT, i maestri del cosmic doom, tornano con il loro nono sforzo in studio, “Fenice”. Questo album segna la rinascita del trio, mentre si allontana da un passato che li ha visti ripetersi per loro stessa ammissione. Armato di un nuovo batterista, il trio pullula di vita e vigore rinnovati, e potrebbe aver portato al loro miglior disco fino ad oggi. Originariamente registrato come un singolo epico di 38 minuti, il rilascio ora esiste in sei canzoni durante le quali il loro suono aumenta e si evolve da paesaggi sonori tentacolari ad un destino schiacciante. Per la maggior parte, l’album sembra esistere in coppia, permettendogli di ritagliarsi un percorso chiaro e logico dall’inizio alla fine.

“Duat” trascorre i primi tre minuti a costruire sintetizzatori e feedback; a volte assomiglia a sirene e sistemi di allarme, prima di qualche invasione o attacco ultraterreno. Alzandosi per far fronte a questa minaccia, però, la traccia si dispiega in un festival di riff di fantascienza, prima di culminare in un feroce esaurimento a cui è impossibile resistere. “Kepherer” segue come una tregua tutta synth; un luogo di riposo per i viaggiatori cosmici, mentre si preparano per il viaggio che li attende.

“Psychostasia” e “Metamorphoenix” sono le offerte più proggy del disco e introducono voci piene di effetti nel mix. Usati con parsimonia, servono come equipaggiamento piuttosto che come piatto principale. Nascosti misticamente nel missaggio, ci sono alcuni passaggi e versi che potrebbero essere facilmente persi, ma tutti insieme evocano qualcosa di etereo che sembra un piacere da notare. È un approccio molto più introspettivo e ponderato a UFOMAMMUT di quello che abbiamo visto nei loro rilasci precedenti. Più intimi, più strutturati, sono tanto migliori per questo.

La doppietta di “Pyramind” ed “Empyros”, per chiudere l’LP, ricorre a una pesantezza mozzafiato; quest’ultima in particolare potrebbe essere l’arma più pesante dell’intero arsenale. Riff spessi, confusi e sbuffanti irrompono in profondità nella tua stessa anima senza un secondo per respirare. Sebbene si trovi al minuto 2:48, è una raffica di formicolio alla spina dorsale che termina con un’ultima svolazzante voce riverberata. E proprio così, il disco finisce. Questo dovrebbe, comunque, essere verso l’estremità più corta della scala degli album di doom pubblicati nel 2022, ma è un ascolto così affascinante che sembra come se scivolasse via in meno della metà del tempo.

Soprattutto, attingendo dalle origini proggy del doom degli anni ’70, i sintetizzatori art rock degli anni ’80 che sono stati così determinanti nella continua evoluzione della musica alternativa e la lente sempre più pesante degli ultimi tre decenni in cui le band hanno spinto i confini sonori oltre, hanno ottenuto qualcosa di incredibilmente difficile. In sole sei canzoni, gli UFOMAMMUT sono riusciti non solo a mostrare i loro considerevoli punti di forza, ma anche a rappresentare l’intero spettro di tutto ciò che ha reso questo genere il successo che è oggi. Questa formazione merita di essere riconosciuta come leader nel genere e “Fenice” è la raccolta per renderlo realtà.

I noni album non escono molto spesso oggigiorno, ma dopo 20 anni di gioco, i nostri hanno deciso di decifrare la formula. La “Fenice” potrebbe rappresentare un record decisivo per la carriera dei veterani e funge da monito per le nuove band sulla scena: non sottovalutare mai la vecchia guardia!!!