Altosassofonista bianco di New York discepolo di Julius Hemphill, Tim Berne è il portabandiera, insieme a Bobby Previte (batteria), Wayne Horvitz (tastiere) e Bill Frisell (chitarra) della scuola jazz postmoderna della Big Apple, e lo possiamo considerare uno dei compositori più dotati della sua generazione. Fa un ampio uso delle apparecchiature di registrazione, ed è sulla scena dalla fine degli anni ’70. Ha inciso per tante etichette, Empire, Soul Note, Columbia, JMT, Screwgun, Winter & Winter, New World, Thirsty Ear e Clean Feed, e suonato con vari gruppi, Science Friction, Hard Cell, Paraphrase, Big Satan, Bloodcount ed ora Snakeoil. Secondo alcuni critici ha inciso troppo ed ha avuto una crisi creativa tra il 1995 ed il 2000. Per altri il livello medio della sua produzione è uno dei più alti della discografia jazzistica degli ultimi trent’anni. La sua musica è ostica ma non seriosa, nonostante sia un jazzista d’avanguardia riesce sempre a mantenere una forte componente comunicativa, e questo è sicuramente il lascito più importante del suo grande maestro Hemphill, il creatore del World Saxophone Quartet. Berne si è accasato all’ECM nel 2011 ed ha dato vita al progetto Snakeoil che ha raggiunto con ‘Incidentals’, il nuovo lavoro, il quarto titolo per l’etichetta bavarese. Anche in quest’ultima opera, come per la precedente, la formazione è diventata un quintetto con il clarinettista Oscar Noriega, il pianista Matt Mitchell, il batterista Ches Smith e il chitarrista Ryan Ferreira ma anche David Torn, che è pure il produttore dell’album, ed ovviamente l’alto di Tim. La musica che ne fuoriesce è potente e dinamica ma rimane chiara nei suoi dettagli, il leader e compositore di tutti e cinque brani del disco che spaziano dai sette ai ventisei minuti. La chitarra è lo strumento che più si avvicina alla voce del sax alto di Berne mentre i clarinetti di Noriega sono da contrappunto ai suoni del leader. Il piano di Mitchell, impegnato spesso anche all’elettronica e la batteria e il vibrafono di Smith non sono secondari ma si aggiungono a determinare un suono pieno e carico che non rimane mai fermo, tanto da essere quasi inafferrabile. L’esempio è rappresentato dal brano ‘Sideshow ‘, ventisei minuti di epicità in mezzo a timbri e melodie di sax e clarinetto che si alternano nel creare il più ampio spazio sonoro possibile.
Un disco non facile ma dal forte impatto emotivo.

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