THE SADIES – ‘Colder Streams’ cover albumDa quando il chitarrista, cantante/compositore e co-fondatore di The Sadies —Dallas Good—è morto nel febbraio 2022, la sua ultima apparizione in studio è contaminata da una sfumatura malinconica.

Devi amare il ragazzo, scrive il materiale promozionale di questo album affermando: ‘“Colder Streams” è, di gran lunga, il miglior disco che sia mai stato realizzato da qualcuno. Mai’. Sebbene questa affermazione sia consapevolmente un’esilarante esagerazione selvaggia, l’undicesima uscita del quartetto con sede a Toronto contiene sicuramente alcuni dei migliori brani di The Sadies.

Il rilascio   è uno dei set più diversificati del gruppo, anche per un quartetto che è orgoglioso della propria combinazione eclettica e quasi indescrivibile di musica rock, surf, pop, country, twang e psichedelica.

Dalla vorticosa apertura, “Stop and Start”, che suona come uno dei primi Quicksilver Messenger Service oppure quale gemma nascosta degli Spirit, allo strumentale di chiusura “End Credits”, che potrebbe essere utilizzato mentre la scrittura del titolo scorre dopo un film noir di Quentin Tarantino, The Sadies coprono molto ‘terreno’ in 11 tracce che si rompono a malapena mezz’ora.

In mezzo, c’è un tocco country dolce e capriccioso (“All the Good”), folk/rock squillante con chitarra riverberata (“More Alone”), garage rawk disperato (“Ginger Moon”) e un rave-up in stile Kinks che passa a un acido fuori di testa pronto per la prossima compilation di Nuggets (“Better Yet”). E che ne dici di quel banjo inserito nel backwoods punk reggae con testi apocalittici (‘Aspetta che i mondi abbiano preso fuoco, poi prova a fingere/Tutti i nostri peccati sono perdonati alla fine’) di “Cut Up High and Dry”, o l’assolo di fuzz dell’ospite Jon Spencer in “No One’s Listening”? Crepita tutto come se questo fosse il loro primo lavoro, non uno pubblicato quasi 25 anni dopo l’esordio.

Il fuoco dei The Sadies arde con molti colpi di scena retrò. Il produttore e fan di lunga data Richard Reed Perry (di Arcade Fire) mantiene l’approccio stretto (niente più di quattro minuti) e senza fronzoli estranei.

Si spera che la morte di Good non significhi la fine per questo band appetitosa. La sua ultima resistenza riafferma tutto ciò che ha costruito con i The Sadies e conferma il loro status di uno dei gruppi preminenti del Canada!!!