THE MOUNTAIN GOATS – ‘Bleed Out’ cover albumNel 1982 il film “First Blood” ha presentato agli spettatori John Rambo, un solitario travagliato e veterano della guerra in Vietnam. Rambo era un uomo fuori sincronia con una società che non lo avrebbe lasciato solo. Il disturbo da stress post-traumatico e Rambo stavano entrando nel lessico culturale nello stesso momento in cui i film di Hollywood iniziavano a riflettere le incursioni provvisorie dell’America nel dare un significato all’interno di un presunto periodo post-Vietnam. John simboleggiava una cultura traumatizzata alle prese con l’orrore della sua crudeltà e le sue delusioni di garantire la giustizia attraverso la forza inarrestabile. L’eroe d’azione è una fantasia di evasione in mezzo a travolgenti influenze esterne, sia all’interno che all’esterno del teatro. È confortante pensare che, sebbene insanguinato e contuso, un eroe singolare possa rettificare i torti. Questo mito è il motore che guida il genere dei film d’azione, un genere che i Mountain Goats prendono come tema nel loro 20esimo album, “Bleed Out”. Ma come ci ricorda il frontman John Darnielle nelle note interne, ‘John Rambo non è mai andato in Vietnam’.

Come molti di noi che, durante la pandemia, si sono ritrovati a casa con un tempo solitario non pianificato per il lusso di potersi mettere in quarantena o per un licenziamento, John Darnielle ha trascorso del tempo nella sua casa della Carolina del Nord in bicicletta attraverso le opzioni di streaming. Nello specifico, si è immerso nei film d’azione, sia americani che polizieschi italiani dalla fine degli anni ’60 ai primi anni ’80. Secondo la stampa della band per il loro nuovo album, John ha trovato un po’ di conforto nei tropi familiari dei film d’azione. Da quell’ispirazione, iniziò a scrivere le canzoni che avrebbero formato le viscere di “Bleed Out”, un disco tematico.

La scrittura del nostro riprende questi tropi cinematografici in collaborazione musicale con i propri compagni di band, Matt Douglas, Peter Hughes e Jon Wurster, risultando in un ritmo propulsivo che imita i film d’azione frenetici che ha abbuffato. A loro si unisce qui Alicia Bognanno dei Bully, che contribuisce al lavoro di chitarra e alle voci di sottofondo. L’LP esplora entrambi i temi del film d’azione (la pura ricerca della giusta vendetta), mentre imita l’intensità del limite del tuo posto. Il lavoro delle percussioni di Jon Wurster guida questo rilascio con un battito pulsante che riporta alla mente un battito cardiaco dopo un’iniezione di adrenalina.

Ma, come l’ascoltatore scopre rapidamente, è anche una decostruzione del genere e una denuncia dell’impossibilità delle sue promesse. “Training Montage” apre l’album ed è una considerazione delle scene ricorrenti in questi film in cui il protagonista si allena (e si trasforma) per la grande battaglia. La canzone ruggisce, ma contiene i fili del suo inevitabile disfarsi nella sua frenetica energia. Man mano che le nostre aspettative crescono, un’introduzione di chitarra semplice e intensa lascia il posto a un’esplosione di rock. Ma mentre la traccia si chiude, i suoni musicali barcollano sulla discordanza, un sinistro svelamento del mito della pura ricerca della giustizia. “Training Montage” è seguito da “Mark on You”, un altro rock che potrebbe anche essere un doppio senso letterario.

C’è una certa ripetitività stereotipata in molte dei pezzi qui. Le rapide percussioni del battito cardiaco e la concentrazione univoca appiattiscono alcune tracce in modo lineare senza troppe interruzioni, ed è un’incarnazione necessaria del tema. Ma all’interno dell’offerta ci sono alcuni interessanti esperimenti di genere, tra cui punk (“Wage Wars Get Rich Die Handsome”), rock di chitarra con influenze jazz (“Bones Don’t Rust”), suoni sensuali di sassofono tratti da un episodio di Miami Vice (“Guys on Every Corner”), e il country sound Cosmic American (“Incandescent Ruins”).

Lo sforzo si conclude con “Bleed Out”, un requiem preventivo di sette minuti per il mito dell’inevitabile conquista sul caos. Non è una grande rivelazione drammatica. Invece, la canzone è portata avanti da un ritmo ritmico sbiadito ripetuto più e più volte da chitarra acustica e batteria.

I Mountain Goats sono un gruppo rock non convenzionale e leggermente fuori centro. La narrazione lirica di John Darnielle è vivida ed eccentrica. Richiede sforzo e attenzione da parte dell’ascoltatore. “Bleed Out” potrebbe non essere per tutti. Ma tutti dovrebbero lottare con esso per un po’. In un’epoca in cui le risposte facili sembrano uno scherzo crudele, decostruire il mito dell’eroe conquistatore potrebbe essere solo il passo di cui abbiamo bisogno per forgiare un nuovo percorso!!!