Se non fosse stato per un mio cliente che, casualmente, le vide dal vivo e me ne magnificò le gesta prima ancora che l’album in questione uscisse anche le Big Moon sarebbero passate inosservate. Sono quattro ragazze inglesi che ascoltate superficialmente potrebbero sembrare ne originali ne speciali. La parola chiave è: attenzione all’ascolto. Se non ne prestate potrebbero sembrarvi il classico gruppo che non ha nulla da dire se non presentare una serata di fine settimana tipo in Inghilterra in cui la gente non pensa che a lasciarsi andare tra una pinta di birra e l’altra, fare conversazioni che il mattino successivo già non si ricordano più. La band, che Juliette Jackson formò con la chitarrista Soph Nathan, la bassista Celia Archer e la batterista Fern Ford nel 2014, si sono fatte un nome minore nel Regno Unito.
Il loro debutto nel 2017, “Love in the 4th Dimension”, è stato un insieme di canzoni portate avanti da chitarre angosciose che ebbero una nomination per il prestigioso Mercury Prize. Ma quando è venuta a scrivere il suo seguito, “Walking Like We Do” da sola, come fa per gran parte del materiale della band, Jackson ha detto che “voleva fare un po’ di musica che sembrasse davvero rilassante e purificante, come un tonico”.
E centrano in pieno il bersaglio, melodie accattivanti e unità d’intenti le caratteristiche principali della raccolta. Si tratta di semplice pop-rock, ma come sapete fare pop sembra facile, non lo è per niente. Bisogna saper scrivere i pezzi, che siano dotati di freschezza per poter entrare nelle teste degli ascoltatori e non uscirne più. È necessario che chi compone abbia talento e Juliette ne è sicuramente dotata.
Novità in termini di invenzioni sonore non se ne sentono, eppure tutto funziona a meraviglia dalle melodie a cui i cori danno risalto, dalla miscela sixties-eighties del suono generato da chitarre, piano, organo e tastiere varie, dai ritmi sempre concitati che forniscono un sapore uptempo anche alle ballate, tutto concorre alla creazione di brani che non ti stanchi mai di ascoltare e che danno la possibilità di trascorre momenti spensierati, fuori dalle brutture del mondo. In aggiunta anche i testi non presentano tematiche scanzonate e superficiali e aggiungono ulteriore valenza artistica. Inutile citare i singoli brani, mi paiono tutti piacevoli, alcuni con maggior accento sulla melodia, altri sul ritmo pulsante, altre ancora ariose e corali. Se proprio devo dare una nota di merito particolare la assegnerei ai due pezzi conclusivi, rese preziose dal suono di una tromba.
Un album semplice e facile all’ascolto, ma che denota la bravura delle quattro ragazze. Non sempre la complessità è sinonimo di garanzia, a volte è necessario staccare la spina con dischi che riconciliano con la bellezza dell’esistenza!!!


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