SNAIL MAIL – ‘Valentine’ cover albumA tre anni dal debutto, “Lush”, che l’ha messa sulla mappa come songwriter indie rock sulla falsariga di Girlpool e soprattutto Waxahatchee (amica oltre che collega), Lindsey Jordan, in arte Snail Mail, torna con “Valentine”.

Il disco, registrato assieme a Brad Cook nello studio di quest’ultimo, ha preso forma durante un periodo di rehab in Arizona seguito al tour di supporto alla precedente prova. L’album esce sempre via Matador e, dal primo estratto, le autobiografiche coordinate e l’amore per i 90s, compreso il saliscendi emotivo tra catarsi e rilasci chitarristici, sono rimasti i medesimi. Ad accompagnare la canzone, un sanguinolento videoclip diretto da Josh Coll che intende scandagliare i confini tra bellezza e terrore.

Quando la cantautrice Lindsey Erin Jordan ha pubblicato il suo primo EP nel 2016 – il genere indie delle ragazze tristi stava iniziando a emergere da quello che in precedenza era un genere dominato dagli uomini.

Il singolo principale e la title track del suo secondo album, “Valentine”, inizialmente sembra un affare più silenzioso di quello a cui siamo abituati: vediamo Jordan scambiare le strimpellate di chitarra per un suono di synth minimo. A poco a poco, le chitarre si insinuano e il pezzo si ritrova nelle acque familiari del buon vecchio indie-rock. Il ritornello è pieno di accordi potenti e voci angoscianti, ed è garantito che suonerà alla grande dal vivo. Snail Mail si alterna tra il nuovo e il vecchio per tutta la traccia, mostrando la sua padronanza di entrambi gli stili, ma manca una sorta di coesione tra i due. Dopo il ritornello, si torna su un registro più lento, lasciando cadere tutto tranne la batteria meno invadente. L’andirivieni non sembra avere molto senso, lasciandoci con una sorta di vertigine sonora non del tutto soddisfacente, ma è solo l’impressione di un momento.

Il suono del disco è arricchito rispetto al semplice chitarrismo del debutto, si ascolta uno strato spesso di elettronica, che ha, però, il merito di non essere invadente. Sembra che sia avvenuto il passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, come si evince dall’uso della voce, molto sicuro e maturo.

Le tematiche di cui si tratta toccano ancora i rapporti amorosi e la loro fine, ma espressi con una maggiore varietà di toni. Della traccia omonima abbiamo già anticipato sopra, ma altri sono i brani che toccano le corde dell’ascoltatore quali l’orgoglioso synthpop di “Ben Franklin”, l’autodistruttivo “Forever (Sailing)” e il plumbeo risveglio del mattino successivo raccontato in “Automate”.

Gli arrangiamenti sono variegati, ma non possiamo fare a meno di cogliere momenti che ci rimandano al buon vecchio indie-rock di “Glory” che, per gli ascoltatori più navigati, non può non far ricordare la miglior Liz Phair. Ad ogni passaggio si percepiscono dettagli di drammatica bellezza. Una gradita conferma e una speranza di un radioso futuro!!!