SLOKS – ‘A Knife In Your Hand’ cover albumGli Sloks di Torino hanno colpito per la prima volta il nostro radar solo quattro mesi fa quando sono apparsi nell’ultimo album tributo ai Subsonics. Il loro contributo è stato un vero godimento. Come se ciò non fosse una prova sufficiente che il loro nuovo album, “A Knife In Your Hand”, sarebbe qualcosa da ascoltare, la regola del tre risulta sempre vincente. Pubblicato tramite Voodoo Rhythm Records (gestito dal leader underground psicobilly-punk primitivo Beat Zeller, alias Reverend Beat Man) e prodotto da Lo Spider, le cui mani hanno controllato grandi pubblicazioni negli ultimi anni da The Scaners e Destination Lonely, una triade di prove ha preceduto l’ascolto per aumentare le aspettative. Ed erano assolutamente molto piacevoli.

Le cose prendono il via con il rovente proto-fuzz stomp di “Dillinger”, la voce della cantante Ivy Claudy che suona come se si stesse lacerando piano piano. Una voglia cruda e primitiva che, con le sue lamine, Buddy Fuzz alla chitarra e Tony Machete alla batteria, ti rastrella sui carboni ardenti. Il trio ti ipnotizza e ti guida attraverso una danza macabra, con Claudy che proclama che ‘sarà la regina entro la fine della giornata’. Ma questa è la regnante di un mondo in fiamme in cui i Flipper sono la sua house-band e forniscono il libro di canzoni per la sua messa nera.

È il suono della sua voce che permea l’album. Sul singolo “No Makeup” inizia a prendere un vantaggio ancora più psicotico rispetto al rauco garage spogliato. La chitarra si schianta improvvisamente a metà tempo in una caduta libera intrisa di feedback, mentre il ritmo continua.

La prima metà del disco non lascia spazio a tregua dall’assalto di Sloks. È vertiginoso nella sua densità, come una versione primordiale di The Cramps. Quando raggiungono “Ruin It All”, la chitarra si apre un po’, per tutto il tempo ancora immersa in quel glorioso suono fuzz. L’effetto, unito alla voce ancora demoniaca della nostra, crea una follia da stalking che travolge da tutte le parti. “Killer vs Killer” aggiunge un po’ di spazio per respirare, dal pavimento, battuto a un centimetro dall’oblio. La sei corde si schianta sporadicamente su un organo lineare, il semplice battito di batteria lo aggancia al resto delle tracce. La voce, almeno in tutti i versi, non attacca più, ma avverte con velata minaccia.

Quando l’LP raggiunge la terzina di chiusura, gli strumenti sono ben identificati. Brutto e brutale, pestato e infisso. Gli Sloks non sono qui per offrirti alcuna sorpresa, ma per trascinarti in un’oscurità dove conosci la regola indisciplinata e regna ‘The Gothic Garage Queen’.

Un plauso alla Voodoo Rhythm Records, una delle migliori label in ambito garage, raw blues e dirty R’n’R!!!