MARCUS KING – ‘Young Blood’ cover albumProdotto da Dan Auerbach e scritto in collaborazione con una serie di autori (Desmond Child, Greg Cartwright, Angelo Petraglia), King riprende con sicurezza il suo blues lanoso ed elettrico girato alla grande. L’apertura distorta di “It’s Too Late” dà spazio al lavoro di chitarra killer su un fondo confuso e tonfo. Sebbene la sei corde di Marcus gli sia valsa il meritato elogio, anche la voce del nostro è un grande vantaggio dell’album, suonando come se CeeLo Green stesse affrontando con sentimento gli Allman Brothers.

L’influenza degli Allman può essere percepita direttamente sul blues balbettante, tosto e hard rock basato sulla chitarra di “Good and Gone” e sul più facile “Whisper”, mentre una miriade di altre influenze si infiltrano nelle tracce ben consunte. L’incalzante “Aim High” e l’eccellente “Pain” flirtano entrambi con il meglio dei primi Gov’t Mule con voci forti, assoli di chitarra di altissimo livello e sincronizzazione di basso commovente in stile trio potente, mentre King suona con Chris St. Hilaire alla batteria/percussioni e Nick Movshon al basso. Non sorprende che il frontman dei Gov’t Mule, Warren Haynes, sia il mentore principale e produttore di una volta per il giovane cantante/cantautore/chitarrista. L’artista emergente non solo suona il blues rock soul con l’intensità di Haynes, ma condivide uno stile vocale simile, burbero ed emotivo.

Haynes potrebbe ancora essere un sostenitore, ma il frontman dei Black Keys Dan Auerbach ha assunto il ruolo di grande star a supporto del fiorente roots rocker. Auerbach ha prodotto e co-scritto il materiale del precedente album solista di King del 2020 e torna a fare lo stesso per questo seguito. Sebbene ci fossero due prime uscite con il suo gruppo iniziale (appropriatamente intitolato Marcus King Band), il frontman ha deciso di assumersi la piena responsabilità di queste recenti registrazioni, abbandonando gli altri ragazzi e il soprannome di ‘band’, almeno per il momento. Dan mantiene il suono snello con solo basso, batteria e sei corde di Marcus che ancorano la maggior parte di queste dozzine di tagli, aggiungendo occasionalmente una seconda chitarra per rafforzare l’attacco sonoro. Il risultato è un soul blues teso e duro che oscilla con echi di The James Gang, dei vecchi ZZ Top e, sicuramente, di Gov’t Mule.

Sia il groove bayou di “Blood on the Tracks” (con Auerbach al mellotron) che “Rescue Me” ricordano il sound dei CCR, forse con poca personalizzazione, tuttavia, entrambi i brani evitano il plagio a causa del canto ossessionante del leader e dei testi su ripetere peccati, ansia e dolore.

Quella lotta personale e quella ferita sono ovunque nei testi poiché il giovane artista si è sicuramente guadagnato la sua posizione nel mondo del blues. Sia “Lie Lie Lie” che “Dark Cloud” cercano di coprire l’angoscia viscerale e la depressione che circondano l’allegria, il groovy, il rock and roll, scacciando il dolore dietro gli assoli della sei corde.

King ha anche contribuito con la sua sigla/inno al singolo “Hard Working Man” ispirato ai Free. Presenta Auerbach alla chitarra con la melodia creata su misura per la gloria della radio FM attraverso il suo sottofondo di ‘ooh-and-aah’, riff puliti, grande batteria e un ritornello accattivante. Mentre sforzi di successo come questo spingeranno Marcus verso un pubblico sempre più vasto, può anche connettersi direttamente e intimamente, aprendosi e lasciando che il dolore goccioli fuori alla maniera della chitarra slide sul ‘Blues peggiore di quanto ho mai avuto’ mentre il tormento colpisce a casa ponendo fine al disco su una nota potente!!!