LEYLA McCALLA – ‘Breaking The Thermometer’ cover album‘I ricordi di Haiti mi vengono in mente a ondate’. Così scrive Leyla McCalla, musicista classica e folk nata a New York City da emigranti e attivisti haitiani, nei titoli di coda del suo ultimo album, “Breaking the Thermometer”. La traccia di apertura, “Nan Fon Bwa”, saluta l’ascoltatore con il rilassante invito delle dolci onde che accarezzano la costa haitiana. La conversazione incrociata tra uccelli canori e galli scandisce il ritmo delle onde e, alla fine, si unisce il pizzicare ritmico del suo violoncello. Prima che siano trascorsi 30 secondi, questa ipnotizzante convergenza di suoni elementari e ritmo si intreccia con una conversazione telefonica tra McCalla e sua madre, discutendo della visita di una giovanissima Leyla ad Haiti e dell’impatto duraturo che ha avuto su di lei. Con creatività artistica e aplomb, l’arte dell’artista di colore ha avvolto visceralmente l’ascoltatore nelle sue ondate di ricordi.

Il lavoro è in parti uguali performance art, immersione storica e un viaggio personale alla scoperta di sé. L’album è nato da un progetto multidisciplinare commissionato dalla Duke University, che ha invitato la nostra a coinvolgere gli archivi di Radio Haiti che l’università aveva acquisito nel 2016. Quando la Duke le si avvicinò per esplorare questi archivi storici, Leyla McCalla era già una forza musicale consolidata all’interno della musica folk e roots. Aveva fatto parte del gruppo vincitore del Grammy, i Carolina Chocolate Drops, i cui membri fondatori includevano la magnifica Rhiannon Giddens. Il lavoro solista di McCalla ha cercato di illuminare le radici nere della musica americana. In questo sforzo, ha esplorato la potente energia della musica per la critica sociale e l’autodefinizione radicale.

Ciò che è emerso dalla sua esplorazione degli archivi Duke è stata un’esperienza multidisciplinare e multimediale che combina musica, danza, teatro e immagini. Ha raccontato la storia di Haiti attraverso la storia della sua stazione rivoluzionaria, Radio Haiti, e del suo carismatico direttore Jean Dominique e di sua moglie e compagna, Michèle Montas. Proseguendo in questo lavoro di ricerca la violoncellista ha compreso che stava nascendo un vero e proprio disco, che ha visto la luce lo scorso 6 di maggio. Il risultato finale combina composizioni originali con canzoni popolari tradizionali haitiane e fonde inglese e kreyòl con clip musicali e audio. Le abilità strumentali e vocali di McCalla sono in piena mostra in tutti i brani. Si muove senza sforzo tra le accattivanti strutture sonore dei ritmi afro-caraibici insieme alla cover brasiliana jazz fusa con il rock, “You Don’t Know Me”. Ha incluso questa traccia scritta dall’artista brasiliano Caetano Veloso, mentre era in esilio, perché sentiva che i suoi temi di isolamento e forza corrispondevano all’umore del momento e al tenore del disco. Sentire respirare sé stessa nel testo ‘Non mi conosci / Scommetto che non mi conoscerai mai’ è particolarmente sorprendente. Questa miscela di riscoperta di sé, recupero storico, e la contro-narrativa emerge e atterra all’interno di spazi segnati dall’appropriazione culturale colonialista. Fa parte della potenza di quest’opera.

Il contenuto e i temi presenti qui impongono un ascolto attento e curioso che richiede ulteriori esplorazioni e ricerche. Perché Haiti è emersa da una rivoluzione culturale e politica di persone precedentemente ridotte in schiavitù come il primo paese governato da neri nell’emisfero occidentale. L’album abbraccia la bellezza e la complessità del panorama culturale e politico haitiano e haitiano-americano. “Dodinin”, per esempio, è un pezzo vivace alimentato dal banjo tenore di Leyla e dalle percussioni tanbou di Jeff Pierre per comunicare la gioia rivoluzionaria della giusta rabbia di un popolo. La musica ci travolge nella bella frenesia nel cuore della libertà umana. Il titolo si traduce in ‘dondolo’, un riferimento alle sedie a dondolo degli schiavisti, un simbolo di ricchezza saccheggiata e oppressione da cui saranno spodestati. C’è un impatto emotivo significativo nelle composizioni originali mescolate con quelle popolari tradizionali. In “Veni Wé”, McCalla esprime una tenera ode raccontando l’amore tra Jean Dominque di Radio Haiti e Michèle Montas, che funge anche da lettera d’amore di Leyla McCalla all’isola. “Memory Song” implora l’ascoltatore di considerare ‘Quanto pesa un ricordo?’ insieme al prezzo fisico sostenuto nell’eredità del trauma ancestrale. Le domande restano all’interno del ritmo meditativo, frustrando ogni facile fretta di dare risposte.

È un lavoro che merita tempo e attenzione intenzionale da parte dell’ascoltatore. La profonda creatività di Leyla McCalla richiede tanta attenzione nel suo album e la ricompensa abbondantemente!!!