KAMIKAZE PALM TREE – ‘Mint Chip’ cover albumUn riff scorrevole che suona tutto in una volta. Una voce impassibile, non proprio parlata, non del tutto cantata: ‘Siamo noi / di nuovo / in una / situazione’. La goffaggine di quell’ultima parola, leggermente arcaica, stranamente formale, apparentemente con una sillaba di troppo, in qualche modo si gelifica nel solco fuori luogo, tutt’uno con lo shuffle sgangherato.

In un certo senso “Predicament”, la quarta traccia del nuovo album “Mint Chip” di Kamikaze Palm Tree, suona come se potesse essere la sigla di una sitcom perduta di Hanna-Barbera. Ma accanto a quella familiarità da cartone animato ci sono divagazioni in qualcosa di sconosciuto. L’intero disco sembra crescere componenti extra ogni volta che lo ascolti. Come se la band trovasse un modo per interrompere la sequenza di scrittura-record-rilascio e invece intrufolarsi in casa tua per continuare ad aggiungere alla registrazione.

I Kamikaze Palm Tree sono Dylan Hadley (batteria e voce) e Cole Berliner (chitarra) di San Francisco, accompagnati in questo lavoro dal bassista Josh Puklavetz, Laena Myers Ionita al clarinetto e Brad Caulkins al violino. Il precedente Lp del duo, “Good Boy”, è passato da un jangly pop ad un clangore chug. “Live at KALX” suonava a volte come se i Velvet Underground fossero un gruppo di spiritual jazz. “Mint Chip” continua questa traiettoria imprevedibile. Le acute dinamiche di “Good Boy” sono scomparse, così come la sensazione di collage sognante dell’album dal vivo. Al loro posto c’è una tavolozza più ricca e una maggiore chiarezza. La band strappa una nuova bizzarria da suoni che inizialmente sembrano kitsch o retrò.

Gli eleganti grovigli della linea superiore di “Opener ‘Flamingo” attraverso la chitarra angolare e il basso scivoloso. “Smoke On The Milk, But My War”, viaggi da licks di bluegrass a strimpellate grunge. Altrove ci sono traballanti escursioni synth pop, folk rock mutante e, in “Club Banger”, una ballata scricchiolante e surreale. Per tutto il tempo, la voce di Hadley ha sfumature sia di Nico che di Ana Da Sliva delle Raincoats. La musica dei nostri ricorda la diversità dei Broadcast dell’era “Haha Sound” se sostituisci il loro pop spettrale con un gusto per il twang della musica country e il post-punk teatrale.

“Mint Chip” è pieno di errori di direzione, ma non si sente mai artificioso. È più pronunciato in “The Hit”. Il piano rotolante e i versi guidati dal fuzz sono il momento più luminoso dell’intero set. Ma nel mondo costruito da Kamikaze Palm Tree, sembra naturale che la sezione centrale suoni come un qualcosa di alieno di un b-movie di fantascienza.

Le loro canzoni sono flussi di coscienza ben composti e ballabili. Cambiamenti lirici obliqui abbinati a salti improvvisi in ritmi a zig-zag. Ma queste sono tangenti piuttosto che non sequitur, che cavalcano un treno di pensieri tortuoso, ma coerente. Il duo trova qualcosa di gioioso nell’abbracciare piuttosto che evitare le digressioni. Come canta Hadley in “The Hit”, ‘Non c’è una porta sbagliata’.

Creatività senza confini!!!