JOHNNY FLYNN – ‘Lost In Cedar Woods’ cover albumPer il suo quinto album solista il cantautore folk inglese di origini sudafricane, Johnny Flynn, ha collaborato con lo scrittore naturalista britannico Robert Macfarlane, titolare di una cattedra all’Università di Cambridge e suo amico di vecchia data: registrato in un cottage dell’Hampshire, “Lost In The Cedar Wood” è liberamente ispirato all’antico testo babilonese “L’epopea di Gilgameš” e traccia paralleli tra la vita nel mondo antico e quello moderno in epoca di pandemia e di comunicazioni interrotte o limitate con un linguaggio poetico e immaginifico. Le sue sonorità aperte e gioiose, secondo l’NME, rappresentate in pezzi giocosi come “Home And Dry”, squarciano con chiazze di sole i tempi bui che stiamo vivendo mentre RadioWest descrive l’album come ‘una meditazione musicale sulla tristezza, l’isolamento, l’amicizia e il Mito’.

“Lost in the Cedar Wood” è un’impresa a sé stante: un’epopea tentacolare con un fascino senza tempo. ‘Iniziato un anno fa quando le cose si sono fatte strane’ (come ha condiviso Flynn), il disco è stato ispirato dalla più antica opera sopravvissuta della letteratura mondiale: “L’epopea di Gilgameš”, un antico testo mesopotamico che segue un eroe attraverso prove di amore, dolore, perdita, malgoverno e disastro naturale. Contiene anche il primo atto documentato di distruzione umana del mondo naturale: quando Gilgamesh ed Enkidu si recano al Sacro Bosco di Cedri, uccidono lo spirito guardiano della foresta e abbattono gli alberi con le loro asce, provocando così la catastrofe su di loro. Colpiti nel profondo sia Flynn che Macfarlane durante la crisi globale, i due autori hanno unito le loro teste per creare un album epico quanto il suo catalizzatore.

Piene di chiassosa teatralità, si potrebbero immaginare queste canzoni eseguite da un branco di compari dalle fattezze di Falstaff con viso rubicondo alla Taverna della ‘Testa di Cinghiale’ secoli fa. E forse questa non è una coincidenza – come con il lavoro passato di Flynn, la letteratura e il teatro sono sempre sembrati farsi strada nel tessuto del suo songwriting, dalle sue vecchie bobine folk alla meticolosa metrica dei suoi testi. C’è qualcosa nel suo lavoro che si è sempre sentito un po’ lontano dalla vita moderna, e questo LP non fa certo eccezione.

Il disco scorre organicamente da tracce ad alta energia come “Ten Degrees of Strange” e “Bonedigger”, alle più tranquille “I Can’t Swim There” e “Home and Dry”, catturando gli alti e bassi di un’avventura così come i momenti più tranquilli lungo la strada. Traboccante di carattere, “Lost in the Cedar Wood” racconta storie di paura, follia, capriccio, dolore, tenerezza e disastro sia su vasta che su piccola scala. E come con qualsiasi lavoro di Johnny Flynn, è fatto con un’umiltà teneramente maldestra. Pieno di cori campy botta e risposta e noccioli nascosti di saggezza, queste nuova uscita sembra una favola secolare, in attesa di essere letta.

Un’opera che certifica lo stato di grazia di Johnny dal punto di vista della scrittura, molto classica e senza tempo, un blend tra sonorità britanniche, a lui famigliari, e americane, che lo hanno adottato, davvero un piacevole ascolto!!!