DEAN OWENS – ‘Sinner’s Shrine’  cover albumL’anno scorso, Dean Owens ha pubblicato “The Desert Trilogy”, una raccolta di EP registrati con i Calexico, ciascuno con assaggi delle sessioni dell’album, quattro dei quali, inclusa la collaborazione con Grant-Lee Phillips di “The Hopeless Ghosts”, sono ora raccolti in questo LP. Gli altri sette prendono il via con il numero di apertura “Arizona” con la sua chitarra strimpellata, pedal steel e fiati e da dove deriva il titolo del disco, mentre canta di una terra delimitata da un confine e ‘’un filo attorno al cuore/Di tutto ciò che è sacro’.

Si parla anche di un santuario su “Compañera”, una canzone d’amore stanca del mondo (‘Dammi la forza per andare avanti/Quando cado indietro’), incisa lentamente su una pennellata sparsa e costante, colorata da malinconici fiati mariachi, il ritmo ugualmente funebre per il portentoso “The Barbed Wire’s Still Weeping” con il suono cavo di tamburo, tastiere spettrali ed echi di ‘spaghetti western’ con il suo riferimento alla scia di lacrime, l’immaginario di orchidee nere e le visioni minacciose evocate da versi come ‘I cavalli oscuri corrono/attraverso la notte/Per non tornare mai più ” e “l’oscurità del cuore’.

Il tempo aumenta mentre la vivace “La Lomita” si dirige lungo il Rio Grande, aprendosi tranquillamente con un cantato ‘Across the river/Across the wire/Holy water/Hell fire’ e basandosi sull’ondeggiante ritmo latino dei Calexico poiché offre le armonie dietro quelle di Owen voce trattata mentre parla di ‘I peccatori e i santi/Le ombre sul sentiero/I fantasmi di confine/Tutte le anime perdute’ e richiama il piano originato da Trump per costruire un muro tra il Messico e gli Stati Uniti, sebbene il sentimento si estenda a qualsiasi tale demarcazioni repressive di confine.

La luce è più brillante nel tratto finale, “We Need Us” che cavalca un ritmo tex-mex con il suo organo Farfisa, il lavoro di chitarra di Joey Burns e altri fiati nella sua celebrazione della terra e un invito alle generazioni future a resistere. Si conclude con due pezzi d’amore soffusi di speranza. Per prima cosa, le onde ritmiche del deserto tinte di fiati e sfumature latine di “Summer In Your Eyes”.

Infine, una rivisitazione di una vecchia canzone dei Felson del 1996, originariamente “Shine Like The Road”, ispirata a una fotografia di Ansel Adams, e ora ribattezzata “After The Rain” (in anteprima qui), una speranza per un futuro migliore con una dichiarazione di fermezza in’ Forse il sole non brillerà sempre/E forse la luna non brillerà sempre/Ma se c’è una cosa che è garantita è/Sarò sempre qui per te’.

Registrato più di due anni fa, aspettando il momento giusto durante la pandemia e il blocco per liberarlo, emerge dalla sabbia e dalle notti del deserto con il suo cuore che batte e il calore che si irradia dal suo nucleo musicale, vai e compi il tuo pellegrinaggio!!!