DAVID GRUBBS & RYLEY WALKER – ‘A Tap On The Shoulder’ cover album“A Tap On The Shoulder” è l’incontro tra l’ex Gastr Del Sol e compositore David Grubbs e il songwriter e improvvisatore Ryley Walker uscito il 3 settembre via Husky Pants Records. Un lavoro che unisce «l’infernale impavidità musicale di Ryley con l’eleganza da maestro di scacchi di Grubbs», nonché presentato dalla label come «una raccolta di tracce che vanno da cristalline composizioni strumentali a vivaci scambi alieni, fino ad estrapolazioni surreali che mescolano entrambi».

Il primo estratto dell’album è la conclusiva “The Madman From Massachusetts In An Empty Bar”, brano ricco della grande capacità d’interplay dei due che parte da sospesi incroci chitarristici à la Gastr Del Sol per diramarsi in droning oscillanti, scalfiti da feedback e arabeschi distorti.

Si tratta del secondo sforzo collaborativo di Grubbs e Walker quest’anno (il primo è l’eccellente “Fight or Flight Simulator” sull’etichetta Takuroku di Cafe Oto). Aprendo il loro account con la title track, viene in mente “Sunset Notes” di Kurihara, nel senso che suona come la colonna sonora di un crepuscolo viola brillante ispirato all’inquinamento. Droni risonanti si alzano come fumo in lontananza, non importa che si tratti di un segnale per una civiltà lontana o della fine fumante di un’altra; il segno è lasciato e il messaggio che è ora di partire verso le rovine arriva forte e chiaro. Questo stesso spirito si riflette in “Accepting Most Plans”, dove il pianoforte di Grubbs raggiunge speranzoso ogni accenno di luce stellare, la chitarra di Walker che traccia otto nella sua ombra incombente. È una danza bellissima e solitaria negli spasimi più oscuri della mezzanotte.

I lamenti melodici non sono l’unico trucco di “A Tap On the Shoulder”. Neanche vicino. Lo scricchiolio angolare inizia i primi minuti di “Pump Fake on the Death Rattle” prima che la metà inferiore scenda in una viscosa melma sonora, diventando strani globuli che non suonano più come una chitarra. I cacciaviti elettrici si animano, strozzando nello spazio pompato pieno di mescalina per dare il via a una sbronza di tre giorni. Anche in “Ugliification”, c’è un’infusione aliena che costeggia pianure di cemento come un’astronave in panne che gira intorno alle nuvole di pioggia in cerca di un salto elettrico.

Tra le corse sfrenate, momenti di quiete spuntano ancora. La sinergia acustica balla con grazia attraverso “Dorothy Kept”. Ricordando tutte le parole visive prima ancora di averle viste, una combinazione di orgoglio ed eccitazione è tesa attraverso questi massaggi angolari. Solenni, contemplativi, le note si muovono in avanti con un occhio che guarda indietro mentre si tirano le lenzuola sopra la testa, desiderando che il mondo esterno si allontani.

È una collaborazione che ha senso. Grubbs e Walker sono spiriti affini, parlano una lingua condivisa e si spingono a vicenda in spazi sconosciuti. Si segue l’istinto, buono o cattivo che sia. Con i frammenti di chitarra che esplodono in pile di spazzatura, non c’è nessun copione da seguire qui!!!