ALTIN GUN – ‘Ask’ cover albumIl nuovo album degli Altın Gün, “Aşk”, inizia con un’esplosione di batteria ed elettricità che chiarisce dove è diretta la band: ritorno alle loro radici retrò, portando alla luce i suoni del classico rock anatolico degli anni ’70 come spesso fanno. È un rinfrescante ritorno alla forma per il gruppo con sede ad Amsterdam, le cui interpretazioni di canzoni popolari turche e vecchi successi d’oro li hanno visti dilettarsi in molti stili e decenni diversi negli ultimi anni. Per quanto irresistibili siano state le loro uscite più ispirate al synthpop, “Aşk” è visceralmente soddisfacente, una raccolta di musica rock e dance che fa venire voglia a tutto il corpo di muoversi.

Nella parte anteriore del sound dei nostri ci sono i cantanti e polistrumentisti Merve Daşdemir e Erdinç Ecevit, ognuno dei quali porta una gamma di emozioni e carisma da superstar al variegato catalogo della formazione. Nella traccia di apertura “Badi Sabah Olmadan”, ad esempio, Ecevit passa da un mormorio a un ululato e viceversa, accompagnato per tutto il tempo dai suoni avvolgenti di bağlama amplificati, percussioni trascinanti e la chitarra lamentosa di Thijs Elzinga. Il suo approccio a “Leylim Ley” è molto più rilassato, anche se ancora potente. Daşdemir potrebbe essere ancora più versatile, passando dal desiderio in “Su Sızıyor” al tenero in “Dere Geliyor” al puro velluto tra i groove disco di “Doktor Civanım”.

Il culmine dell’LP arriva in un paio di brani incredibilmente intensi subito dopo la metà del disco. “Rakıya Su Katamam” presenta un risoluto Daşdemir alla voce solista, spronato all’urgenza dal basso di Jasper Verhulst, Daniel Smienk e Chris Bruining alla batteria e altre percussioni, ed Elzinga ed Ecevit alla chitarra e al bağlama. Segue “Canım Oy”, per il quale Ecevit scivola in testa. La strumentazione è più rada qui, con l’occasionale luccichio che aggiunge una lucentezza inquietante, ma quando l’interazione tra gli archi raggiunge un tono febbrile, la posta in gioco suona alta. Insieme, la coppia di melodie crea una commistione di suoni infuocati.

Per quanto vintage sia, la musica di Altın Gün non è niente se non attuale, un’interpretazione elegante del rock classico che riproduce gli aspetti psichedelici della scena anatolica con gusto estatico. “Aşk” è quindi una performance non solo di nostalgia, ma di vitalità, qualcosa che non può esistere senza il vecchio, ma può essere solo qualcosa di nuovo, qualcosa di sé. Sulla scia dei recenti terremoti che hanno causato decine di migliaia di morti, l’evocazione dell’album della diaspora turca assume un nuovo significato, un promemoria dell’importanza della performance nel mantenere la memoria culturale.

L’ultima voce solista di Ecevit nella raccolta è per “Güzelliğin On Para Etmez”, una traccia originariamente scritta dal poeta Âşık Veysel. Sognante e malinconica, ogni elemento dell’arrangiamento sembra fluttuare, una pausa dal resto degli hard hit del rilascio che ricorda quanto Altın Gün possa fare. Sebbene sia facile pensare ad “Aşk” come alla zona di comfort dei nostri, è anche chiaro che questo lavoro ha molto di più da dare in termini di energia e creatività, che continua a cogliere nuovi orizzonti intrisi di acido!!!


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