700 BLISS – ‘Nothing To Declare’ cover albumA quattro anni dal loro debutto esplosivo “Spa 700”, DJ Haram e Moor Mother tornano al progetto 700 Bliss con artigli affilati, hackerando insieme consegne della costa orientale, ritmi airlock al collasso del genere, politica pre-apocalisse, frusta ed energia funk cruda e senza fiato. Genio del noise rap industriale psico-surrealista.

Ascoltare un album di Moor Mother è come sentire decenni di sviluppo musicale crollare in una linea di demarcazione mentre i poli si spostano e il mondo fa il suo ultimo sussulto. Insieme al veterano dei club cresciuto nel New Jersey DJ Haram, il pre-apocalittico giudizio di Camae Ayewa è destinato a prendere il sopravvento. ‘Mi sento ballare, come ballare davvero’, sussulta in “Anthology”, elencando centri di danza diasporici come Giamaica, Cuba e Haiti sul 4/4 teso e pneumatico di Haram. I clack di Woodblock iniziano a inciampare nel palpito hardcore, mentre Moor Mother ci ricorda le radici del loro suono: la danza matriarcale Black.

Lafawndah presta la propria voce a “Totally Spies”, tubando ciberneticamente sui minimi clic di sporcizia invertiti di Haram e sui rituali pattern di tamburi a mano insieme all’incantesimo di Camae per la fine dei tempi. In “Nightflame” Mother sembra terribilmente seria quando afferma ‘Imma walk ballroom, cagna fare spazio’, prima che il talento di Philly Orion Sun mormori dolcemente un ritornello soul gocciolante; è tra il gelido minimalismo di Kelela e il grunge cemento newyorkese di Cannibal Ox: paradisiaco, urgente e terrificante allo stesso tempo.

Al centro, “Nothing to Declare” è un album rap, cucito insieme a battute, caratteristiche e scenette per riempirlo come se fosse un classico tomo Wu-Tang. “Easyjet” è un pezzo di un minuto in cui il duo infilza la loro percezione negativa del pubblico e ci trascina nel momento clou dell’opera, “Candace Parker”, un ribollente punk-rap in stile DHR assistito dal produttore palestinese Muqata’a. Attraverso furiose interruzioni schiacciate e tabla con sonaglio mortale, Moor ringhia ferocemente: ‘Glielo sputerò in faccia, finché non sentiranno il fottuto basso, finché non sentiranno l’abbraccio’. DJ Haram riduce in cenere digitale il suo ritmo in “Capitol”, lasciando segnali acustici malfunzionanti del computer per le filastrocche della regista e artista di performance Alli Logout e le poesie stridule di Ayewa.

“Nothing To Declare” è un volume pesante, un’esperienza di ascolto densa che richiede più giri per districarsi correttamente. È quella gemma rara: un disco rap che assorbe gli elementi della produzione dei club senza mai immergere la punta del piede in qualcosa che assomigli al mainstream. DJ Haram e Moor Mother hanno un messaggio chiaro e puoi assorbirlo mentre ti muovi nel tempo come se fosse la fine del mondo!!!