WALTER GIBBONS- “Jungle Music” cover albumSentito omaggio da parte della Strut Records ad uno dei personaggi più influenti in ambito Hip-Hop e Disco. DJ e produttore instancabile, Walter Gibbons risulta ad oggi come uno dei personaggi chiave della scena dance newyorkese. I suoi lavori di remix, partoriti dalla prima metà degli anni ’70 durante una breve vita stroncata prematuramente dall’AIDS, sono stati materiale fertile e fonte di ispirazione per numerosi personaggi venuti dopo. Uno su tutti Frankie Knuckles, produttore che non ha mai smentito il suo amore per i vinili di Gibbons. “Jungle Music” vuole essere un riconoscimento della STRUT Records a questo mastodontico personaggio. Questo doppio CD (e doppio LP) è la prima raccolta mai realizzata per Gibbons e contiene, oltre a delle foto rare, una biografia redatta appositamente da Tim Lawrence, già autore di “Love Saves The Day” e della recente biografia di Arthur Russell, qui presente anche con il remix di “See Through”.

La rielaborazione di Walter di “Ten Percent” dei Double Exposure nel 1976 – sia il più grande successo della band che il primo 12 pollici disponibile in commercio – rimase il biglietto da visita per il potenziale commerciale di Gibbons per tutta la sua carriera, nonostante il suo remix, crudo e coraggioso, fosse, all’epoca, passato quasi inosservato.

Gibbons, noto come “il DJ dei DJs” per le sue riedizioni di basso e batteria sulla scena dei club di New York, ha ricevuto “Sun … Sun … Sun” di Jakki,da un 7 pollici, per un trattamento iniziale di remix. Nelle sue mani, tre minuti e mezzo di eccentrica allegria da discoteca sono diventati quasi dieci di picchi e valli drammatici, crudelmente legati insieme da una mancanza di modestia o di inibizione come quella di un bambino che non si pone ostacoli di fronte ad una cosa nuova da eseguire. Il nostro ha rispecchiato la progressione di Kool Herc, acquistando due copie dello stesso disco per eseguire in modo impeccabile brevi introduzioni su giradischi a cinghia. Ha registrato e ottimizzato interruzioni da bobina a bobina e ha riprodotto le modifiche in modo così fluido da sembrare progressioni naturali delle tracce originali. Fu accolto nella famiglia Salsoul con il successo di “Ten Percent”, certificato oro, ma voltò le spalle, trovò Dio e fu ossessionato dalla musica gospel. Anche così, il suo istinto non è mai stato offuscato, ed è stato responsabile della registrazione della versione originale di “Stand on the Word” dei Joubert Singers nel 1982, prima che fosse resa popolare da Tony Humphries e, erroneamente, accreditata come remix di Larry Levan, a causa della sua continua presenza nel leggendario Paradise Garage. La prima metà di “Jungle Music” vede Gibbons spingersi oltre i confini classici della Salsoul, gettando accidentalmente le basi per propaggini di genere. Il denso arrangiamento di “Get Up On Your Feet” di TC James & The Fist O’Funk Orchestra è allargato, fornendo gli spazi necessari per sintetizzatori che cambiano forma, chitarre cosmiche e una grancassa proto-house, il tutto a formare un arrangiamento impeccabile che sicuramente ha lasciato un’impressione sul suo batterista dal vivo, Francois Kevorkian.

Il secondo disco segna il deterioramento sia fisico che mentale di Walter (si trasferisce a Seattle, diventa fervente cristiano rinato e rifiuta la musica che aveva amato per questioni morali), ma anche quello personale (lottando con la sua ambigua sessualità e contraendo l’AIDS). Tornò a New York, ma abbandonò il suo remix parzialmente completato di “I Got My Mind Made Up” di Instant Funk, lasciando che fosse Levan a prendersi il pezzo e così trovare il suo inno più importante di sempre. Nonostante tutto anche il secondo cd funziona alla grande, rendendo l’ultima metà di questa collezione la più ricca delle due. Arthur Russell lo cercò per una collaborazione, risultando nella sua interpretazione seminale di “Go Bang” e, quella che sarà la perla qui per tanti, un mix inedito di “See Through Love” di Russell, che trasforma un’elegia ossessionante di violoncello, voce e riverbero, in uno splendido esempio iniziale di fredda elettronica minimalista.

Questa eccellente collezione dovrebbe andare in qualche modo a riportare giustamente Gibbons ai ranghi dei suoi contemporanei Levan, Moulton e Mancuso, e, si spera, che in molti possano aggiungersi al culto di colui per il quale la musica da ballo rappresentava il più puro momento dell’abbandono sensoriale!!!


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