Dopo l’eccellente debutto per Soundway la formazione internazionale di stanza a Londra spicca definitivamente il volo con un album che è figlio della spazialità pop di gruppi quali Stereolab e Broadcast. La formazione è composta dalla straordinaria batterista Valentina Magaletti (Tomaga, Raime, This Is Not This Heat), dalla vocalist Cathy Lucas (Fanfarlo, Orlando), dal bassista Susumu Mukai (altrimenti noto come Zongamin e parte del progetto Constellation Off World), dal misterioso polistrumentista Man From Uranus e da Elliott Arndt (del collettivo Lemon People).
Il nuovo album esce, invece, per la storica etichetta Fire Records e pare che il fatto costituisca motivo di orgoglio, perché fanno parte del roster musicisti che suscitano approvazione da parte di Cathy Lucas quali Death & Vanilla, Orchestra of Spheres e Jane Weaver in quanto forte è la presenza di donne in band che suonano psichedelia.
Il lavoro fa riferimento al momento socio-politico, periodo nel quale si erigono muri, non solo fisici, tra le persone, quindi socio-culturali, per demerito di persone che sono a capo di grandi nazioni, le quali scorgono il pericolo in coloro che sono ritenuti diversi da loro. Considerato il fatto dell’estrema eterogeneità della formazione il fatto non poteva passare inosservato.
Il lavoro è stato prodotto dalla Lucas anche in modi poco convenzionali. Per esempio “KRK (At home in strange places)” è stata registrata live con un cellulare presso l’isola di Krk, in Croazia, durante la partecipazione ad un festival. All’interno del programma possiamo ascoltare di tutto: i Can atmosferici di “Future Days”, i già citati Broadcast e Stereolab, l’amore per le colonne sonore improntante verso sonorità futuristiche, persino exotica con tutti quei rumori, effetti e naturalmente i pionieri dell’elettronica.
La voce e gli strumenti sono in grado di accarezzarci per poi dissolversi in parti strumentali fluide che danno origine ad atmosfere magiche. A volte non sembra neanche il lavoro sia stato partorito oggi, ma risulti il frutto di lunghe sessioni in studio come accadevano nei settanta. Poi è chiaro che tutte le aggiunte in post produzione non possano che essere dei giorni nostri.
Che bel disco in cui perdersi per spezzare le tensioni che la quotidianità ci regala in continuazione!!!


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