Per gli amanti del rock la cultura hip-hop viene vista come un qualcosa da cui tenersi a distanza, perché fatta di un niente musicale. All’inizio anch’io la pensavo così, poi mi sono ricreduto.
Partendo dal presupposto che forse non bisogna trattarli come musicisti, ci sono tanti rapper che hanno un ottimo orecchio per la musica e grandi capacità nello scegliere i pezzi di cui servirsi nei loro lavori. D’altronde credo che siamo di fronte ad uno dei tanti passaggi della musica nera nella sua storia, iniziata con il blues e proseguita con soul e R’n’B, funky, disco per approdare, successivamente al Rap, alla musica house.
Sicuramente insopportabile mi risulta quell’atteggiamento egocentrico che molti di loro posseggono e quella capacità di creare business dal loro percorso artistico, quasi fosse più importante di quello per cui li si conosce ed apprezza. Tyler, The Creator è sempre stato un personaggio atipico all’interno della scena rap statunitense, lo abbiamo capito tutti da subito, dalla prima volta che abbiamo guardato il video di “Yonkers” in cui divora un insetto gigante e poi si impicca davanti alla telecamera, ed è proprio per questo motivo che è anche un personaggio fondamentale per la sopravvivenza di un rap anticonvenzionale e estraneo ai canoni del momento. Il nostro è stato il leader del collettivo Odd Future la cui caratteristica principale era quella di essere sempre sopra le righe in una maniera così aggressiva da rischiare di attirare “una comunità di incel”, come ha sostenuto uno dei suoi ex-membri più importanti, Earl Sweatshirt, in una intervista.
Tyler arrivò a mettere a fuoco il proprio talento con l’album “Flower boy”, riuscendo a mostrare tutte le ipotesi soul possibili e anche ad avere l’umiltà di dichiarare la propria omosessualità. L’allontanamento dal rap riesce grazie ad artisti di spessore come Toro Y Moi e Steve Lacy e di belle voci come quella di Kali Uchis e Anna Of The North, che intervengono per rendere credibile un disco neo-soul fatto da uno che fino a pochi anni prima urlava frasi misogine a petto nudo.
Il nuovo “Igor”, che non si sa se uscirà in formato fisico, presenta una serie di ospiti ancora una volta ancorati alla voce. Nei vari brani, con l’aiuto di Genius, possiamo incontrare in ordine sparso: King Krule, Solange, Slowthai, Kanye West, Santigold, il cantante dei Mild High Club, Jack White, Pharrell Williams, Kali Uchis, Lil Uzi Vert, Playboi Carti, Al Green, CeeLo Green, Frank Ocean e A$AP Rocky. Nonostante questo invidiabile roster è lo stesso Tyler ad aver scritto, prodotto e arrangiato tutte le tracce del disco, dimostrando che la sua crescita come produttore si è tutt’altro che interrotta.
“Igor” è in realtà pieno di colpi di scena, cambi di beat improvvisi e scelte stilistiche che finora non facevano parte del suo repertorio, e il pensiero è che la definizione di “rapper” cominci a stare stretta al nostro Tyler. I brani in cui si avverte di più questa svolta sono la danzereccia “I think”, “Running out of time” con i suoi synth spaziali, la distortissima, ma in qualche modo orecchiabile, “New magic wand”, il bellissimo singolo soul “A boy is a gun” e “Gone gone”, che inizia con una chitarra acustica e ha un ritornello che sembra cantato dai Jackson 5. Il tema più ricorrente del disco è l’amore non corrisposto—di un ragazzo eterosessuale che Tyler sostiene stia mentendo a sé stesso, pare.
Un lavoro che rappresenta una festa musicale tra funky, soul, pop in cui il buon Tyler si libera definitivamente di tutte le sue maschere.


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