Premessa doverosa, non ho mai sopportato i Toto cosi come l’AOR, non ho mai amato i sessionmen che formano band, i musicisti dotati di tecnica spaventosa, ma carenti nella composizione, coloro che si inventano formule musicali adatte ad un pubblico che non ama gli spigoli nel suono e la bizzarria negli arrangiamenti.
Vi domanderete il motivo della scelta di recensire “Toto IV”, che rappresenta uno dei vertici di tutto quanto sopra descritto. Semplicemente l’amicizia con un cliente che è appassionato di tale genere di musica, adora la tecnica strumentale fine a sé stessa, gode della rotondità degli arrangiamenti.
Registrato nel 1982 al Sunset Sound, Los Angeles, da David Leonard, Peggy McCreary e Terry Christian, al Record One, Los Angeles, da Jamie Ledner, Niko Bolas e Lon LeMaster, prodotto dai Toto.
Chiunque abbia il coraggio di intitolare un album rock “IV”, o deve essere molto sicuro del proprio successo o ci ha rinunciato del tutto. La formazione Toto ha vissuto sulla sua pelle un’esperienza così estrema: da una parte viveva una stagione di grande successo, anche finanziario, ma dall’altra assisteva continuamente alle impietose recensioni della critica. Billboard criticava i suoi testi che definiva superficiali e privi di emozioni, mentre il Los Angeles Times puntò il fuoco contro i musicisti stessi, liquidandoli come pseudo artisti attenti solo alle vendite e poco alla qualità della musica. A questo i Toto risposero con il loro quarto album, “Toto IV” appunto, che è stato un successo senza precedenti e che ha fruttato alla formazione ben 6 Grammy Awards. Per un intero decennio il brano “Africa” ha regnato al primo posto delle classifiche ed insieme alla super-hit “Rosanna” sono stati una presenza costante nelle radio insieme a veri e propri classici del rock.
La formazione comprende David Paich, tastierista e autore principale, Steve Lukather alla chitarra, il cantante Bobby Kimball, David Hungate al basso, e i famigerati fratelli Porcaro, Jeff alla batteria e Steve come secondo tastierista. Oltre a Kimball, anche tre degli altri membri si ritagliano parti vocali da solista, e sarà anzi l’alternanza fra i diversi timbri vocali una delle loro cifre più caratteristiche.
“Rosanna” è anche il brano che apre la scaletta, estremamente complesso nella sua orecchiabilità: introdotto da un passo di batteria jazzato, ha una strofa pacata dal sapore funky cantata da Lukather, un’evoluzione della strofa – o pre-ritornello che dir si voglia – cantata da Kimball su una tonalità più squillante, e un ritornello a sua volta diviso in due, una parte quasi sottovoce, con tanto di schiocco di dita in primo piano, e una parte gridata in coro. Al centro ci sono circa trenta secondi di virtuosismi, divisi fra sintetizzatori e chitarra, in cui si ammassano una gran quantità di sovraincisioni, per mano perlopiù di Steve Porcaro, dando l’idea di un intermezzo molto più lungo di quello che effettivamente è. Dopo una ripresa della canzone, gli strumentisti sfociano, a partire da 4′ 35″ circa, in una memorabile mini-jam finale, introdotta dal pianoforte honky-tonk di Paich e dal ritmo shuffle di Jeff, con il rullante a colpire sul levare del terzo dei quattro battiti.
Fa impressione pensare quanto riesca a essere contagioso un pezzo così ricco.
Alcuni pezzi sono più diretti, ma sempre nel segno della rifinitura, della lucidatura, della perfezione formale.
“Toto IV” è l’album perfetto per riscoprire una formazione che in più di 35 anni di carriera ha pubblicato 28 album e venduto complessivamente più di 40 milioni di dischi, ma non per me e per coloro che dalla musica pretendono emozioni, profumi e sapori più intensi!!!


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