Torres è lo pseudonimo di Mackenzie Scott, cantautrice di Orlando, Florida, influenzata da folk, country e una buona dose di alternative rock. “Silver Tongue” è il suo quarto album, in arrivo a due anni di distanza da “Three Futures” uscito per 4AD, etichetta che la ha scaricata per non essere abbastanza di successo da un punto di vista commerciale a detta della cantautrice statunitense.
Fino ad oggi non avevo mai provato particolare attrattiva nei suoi confronti, troppo studiate a tavolino mi sembravano le sue due opere precedenti, con una ricerca spasmodica per andare incontro al pubblico che conta oggigiorno. Mi sembrava evidente come, rispetto a chi venisse paragonata (St. Vincent, Anna Calvi), avesse minore personalità e caratterizzazione. C’era però un “Ma”, bisognava addentrarsi nel mondo della nostra, riuscire a comprendere a fondo il suo punto di vista sulle relazioni umane. Era necessario che uscisse il nuovo disco.
La raccolta è la prova della maturità per Torres, un disco scritto in modo sublime i cui testi indagano gli alti e bassi dell’essere innamorati e in cui musicalmente ha dato libero sfogo alla sua maestria nel suonare la chitarra e curare gli arrangiamenti con i synth. “A proposito del primo singolo “Good Scare” credo di poter dire – racconta Torres – che innamorarsi è molto simile alla ‘Manovra di Superman’. Si tratta di una difficile tecnica utilizzata durante le missioni di speleologia per inserirsi nei cunicoli più stretti. Si piega un braccio lungo la schiena e l’altro sopra la testa (come nella famosa posa con cui Superman spicca il volo)”.
Chitarre elettriche, sintetizzatori e percussioni che continuano a delimitare il campo nel quale si muove una voce enfatica eppure almeno in apparenza più in pace con sé stessa rispetto a un tempo. Ascoltando ripetutamente l’opera, specialmente quei brani che mi paiono maggiormente riusciti e forti (“Last forest”, “Records of your tenderness”), mi sono reso conto che i termini di paragone devono rivolgersi da altra parte e tendere all’assoluta grandezza, per esempio Nico.
Torres suona tutto, dalle chitarre ai synth alla drum machine e produce con assoluta maestria. Non ho trovato nulla da scartare, forse non ha ancora scritto il pezzo destinato all’olimpo, ma c’è compattezza, unità d’intenti e un miracoloso controllo della materia.
La musica della Scott si è sempre posizionata tra il fisico e il metafisico e “Silver Tongue” rappresenta quel conflitto esaminando i modi in cui le azioni degli altri influiscono sulla nostra vita.
Un album che sa prenderti lentamente e che non brucerà tutte le sue carte in poche settimane!!!


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