Ispiratissimo (sulla carta) split album tra i fantomatici Three Queens In Mourning – al secolo il cantautore scozzese Alasdair Roberts, il fenomenale batterista Alex Neilson (un curriculum di tutto spessore dall’impro-jazz ai Current 93), l’altra cantautrice scozzese Jill O’ Sullivan e l’organista Luigi Pasquini – che interpretano brani a firma Will Oldham e lo stesso Bonnie Prince Billy che presenzia con ben 4 interpretazioni della band di cui sopra. Occasione giusta per riprendere confidenza con il suo canzoniere degli anni ’90, sicuramente il più interessante della produzione, perché sia ben chiaro le uscite del nostro nel nuovo millennio, a parte qualche raro caso, non si possono definire all’altezza di quella precedente.

Il gruppo scozzese si riunì la prima volta ad un incontro per celebrare la stampa del libro di Oldham, “Songs of Love and Horror”. Si presentarono con un certo numero di pezzi scelti tra lo sterminato catalogo del musicista di Louisville, quelli a loro più cari e maggiormente vicini al loro spirito. I tre si alternano alle voci senza però mai raggiungere i vertici di emozionalità che invece sa toccare Will, il quale rimane l’unico che può interpretare sé stesso e cantare le proprie canzoni, con quell’insicurezza e quella malinconia avvolgente del timbro vocale, perché o è una dote naturale altrimenti si risulta artificiosi.

Alasdair, Jill e Alex mettono tutto sé stessi per essere all’altezza, ma vocalmente le composizioni salgono di tono solo quando Oldham appare ai microfoni. Le versioni risultano in linea con le originali, quindi in tono dimesso, agricolo ed agreste, senza molto aggiungere al già conosciuto. Il disco sale di livello nel momento in cui è Bonnie a cantare i pezzi della discografia dei tre compagni, proprio grazie alla capacità di essere unico al canto e quindi di personalizzare e rendere più belle le canzoni altrui.

Dispiace dover parlare in questi termini di musicisti che apprezzo nelle loro vicissitudini soliste, sicuramente bravi ed ispirati, però Will è solo lui e ritengo che non si possa reinterpretare.

Il lavoro svolge una funzione positiva perché ci permette di riascoltrare uno dietro l’altro brani stupendi quali “Stablemate”, “New partner”, “Lost blues”, “Madaleine Mary”, “No more workhouse blues”, “I see a darkness” e “Trudy dies” e farci ricordare quanto le sue composizioni siano da considerare standard nell’ambito del country folk stelle e strisce!!!


 

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