THESE NEW PURITANS- “The Cut”Lo scorso anno ci proposero un album veramente imperdibile, “Inside The Rose”, ora i fratelli Barnett vogliono subito tornare ad ammaliarci con un profluvio di musica sempre meno etichettabile: “The Cut” raccoglie una serie di reworking, remix, outtakes, chicche ed esperimenti sonori inediti, composti nell’arco di 3 anni (dal 2016 al 2019).
Questo genere di operazione è di solito rivolta ai completisti, a coloro che si addentrano nelle faccende musicali anima e corpo perché non possono farne a meno. Si nota una maggior dispersione rispetto all’ultimo album e, più in generale, a tutta la loro produzione. Non potrebbe essere diversamente considerando il fatto che si tratta di brani scritti in un lasso di tempo lungo un triennio. Ci si spinge ulteriormente verso quel versante ambientale ed immaginario del loro stile ferma restando quell’eleganza insieme paradisiaca e sinistra che rappresenta il loro “trademark”.
I cori dei fanciulli nell’iniziale “The Mirage”, scritta da Jack Barnett quando aveva appena sedici anni, e le manovre orchestrali nella revisione di “Infinity Vibraphones”, ribattezzata con l’aggiunta del suffisso “Orchestral Mirror”, sono gli ingressi per poter entrare nel mondo musicale dei Barnett.
Ospiti prestigiosi ad impreziosire questi “studi” e scarti pregiati, Ossian Brown dei Coil, Andrew Liles dei Current 93 (il cui leader Tibet era presente nel precedente disco) e la cantante e producer Scintii. Molti dei pezzi qui contenuti furono scritti durante le sessions per l’album precedente, ma rimasero, sorprendentemente, fuori da quel lavoro. I nostri erano consci, comunque, del valore delle tracce scartate per cui ora costituiscono la spina dorsale di “The cut”. Accanto trovano collocazione alcune versioni remix, reworking, alternative take, intermezzi assortiti, bozzetti lasciati allo stato embrionale e persino idee fermate a voce su uno smartphone. In tutto diciannove tracce per oltre un’ora di musica, che completa l’ambizioso e fortunato progetto “Inside The Rose”.
Abbiamo inediti molto suggestivi e convincenti come “Sphinx In Pieces”, che sembra proprio figlia delle sessioni notturne che immaginiamo abbiano partorito gli splendidi affreschi contenuti in “Inside The Rose”. Minimali versioni pianistiche e, per contro, ariose versioni orchestrali sono le due facce di una stessa medaglia che rappresenta i momenti inediti della raccolta. Dentro “The Cut” emergono sia il lato più tenue e tenebroso sia l’eccitazione electro che spezza la maestosità neoclassica del duo, permettendo di far uscire il taglio più popolare. Cosa che accade specie in corrispondenza dei boombastici remix di “Where The Trees Are On Fire” e “Inside The Rose”, posti in sequenza nella seconda parte del disco, con il probabile intento di creare un momento di indirizzo “club music”.
“The Cut” è un’opera di per sé forse prescindibile, ma, vista all’interno del progetto “Inside The Rose”, appare come un suo interessantissimo completamento!!!


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