cover album The Third Mind”Adoro Dave Alvin, ho sempre avvertito passione ed amore nelle cose che suonava e proponeva al pubblico sia in studio che dal vivo. In particolare rammento un concerto al Fillmore di Cortemaggiore nella seconda metà degli anni novanta che fu un’autentica bomba. Trascinante ed emozionante allo stesso tempo. Sento già borbottare: «un altro disco di Alvin, sarà sempre uguale a sé stesso rock delle radici, country e folk».
Non è per niente così, vi inserisco le note in cui Dave parla di come l’album sia nato, di cosa lo abbia spinto a dare alle stampe un simile lavoro. “Molti anni fa avevo letto l’eccellente biografia di Miles Davis, “So What”, di John Szwed, ed ero rimasto affascinato dalle sue descrizioni approfondite di come Davis e il suo produttore, Teo Macero, crearono alcuni dei suoi classici album elettrici come “Bitches Brew” e “Jack Johnson”. In sostanza, Miles raccoglieva grandi musicisti in uno studio, sceglieva una chiave ed un groove e poi registrava tutto dal vivo per diversi giorni. Poi lui e Macero editavano e modellavano queste improvvisazioni in composizioni. Non avendo mai registrato in quel modo, avevo il desiderio di provare a farlo un giorno, se il destino me lo avesse permesso”.
Ora, ovviamente, non ha cercato di rifare brani del “Divino”, ma ne ha emulato l’idea di libertà, delle session improvvisate. Per poter riuscire nel suo intento aveva bisogno di musicisti di talento che una volta entrati in sala d registrazione cominciassero a suonare con spirito libero, jam, psichedelia, folk rock senza alcuna pressione e senza la possibilità di provare. Ecco allora affiancarsi ad Alvin musicisti di lungo corso come il batterista di Richard Thompson Michael Jerome, il bassista Victor Krummenacher (Camper Van Beethoven, ma anche i meravigliosi Cracker), ed un chitarrista come David Immergluck (Counting Crows, James Maddock), che non avevano mai suonato insieme prima. A loro si affiancano Jesse Sykes (Jesse Sykes & the Sweet Hereafter), D.J.Bonebrake (batterista co-fondatore dei leggendari X, ma anche Flesh Eaters) e Jack Rudy all`armonica (già in passato con Dave Alvin in “West of The West” ed “Eleven Eleven”).
I brani scelti pescano negli anni sessanta, scelta normale e logica, visto che fu proprio in quel periodo che nacque e si sviluppò una musica che fosse in linea con linee guida di cui sopra, quindi estrema libertà di improvvisazione e creatività che si sviluppava evolvendosi come in una sorta di work in progress.
“Journey in Satchidananda” di Alice Coltrane, apre l’album suscitando subito sorpresa. Versione molto simile all’originale, onirica e capace di trasportarci in una dimensione altra. “The Dolphins” è uno dei grandi capolavori di Fred Neil. Uscita nel 1966 sul terzo album del grande songwriter americano, qui si veste di colori psichedelici grazie al sapiente lavoro alla sei corde di Immergluck e Alvin, con Dave che canta il testo della canzone con intensità. “Morning Dew” vede Jesse Sykes alla voce (che Immergluck afferma canti come Sandy Denny che incontra Grace Slick), e si allarga fino ad oltre nove minuti. Inizio morbido e sognante. Poi, gradualmente, il ritmo cresce, virando su tonalita blues / acid folk, fino divenire un pezzo strabiliante, oltre ad essere una delle più belle versioni mai ascoltate.
Che dire poi di “East-West”, classico blues psichedelico a firma Paul Butterfield Blues Band in cui suonava il grande Bloomfield. Un pezzo da togliere il fiato, una jam stratosferica di oltre sedici minuti. Lenta introduzione, chitarre che si aprono alla melodia poi l’improvvisazione parte per la tangente, giocando sempre sulla melodia, dipingendo assoli, inventando pause e ripartenze. Da urlo!
In conclusione “Reverberation”, classico dei 13th Floor Elevators in una versione più elettrica e ricca strumentalmente con un groove incessante e potente.
Un lavoro che rasenta il capolavoro, inatteso e, per questo, ancora più godibile!!!

P.S.: La prima edizione del disco in vinile contiene un 12 pollici allegato con due versioni di “East West”, rimixate da Tchad Blake, oltre ad un mini poster. Stessa cosa per il CD, sempre nella prima emissione.


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