THE NECKS- “Three”Già accolto dalla critica come un vero e proprio toccasana capace di illuminare lo “strano” periodo che stiamo attraversando, arriva finalmente il nuovo album di The Necks. Il trio Australiano formato da Chris Abrahams – piano, Lloyd Swanton – basso e Tony Buck – batteria, celebra così il trentesimo anno di attività senza mostrare il minimo segno di stanchezza o routine, ma anzi confermando il prolungarsi di un’inesauribile stato di grazia.
Il nuovo “Three”, ovvero il ventunesimo album del gruppo, comprende tre nuove meravigliose esplorazioni in paesaggi sonori di rara bellezza. Tre composizioni inedite di una ventina di minuti l’una, frutto della magica intersezione fra elementi di Jazz iper-moderno, procedimenti minimalisti, avvolgenti atmosfere ambient e sottilissime colorazioni elettroniche.
L’album apre sulla pulsazione vorticosa di “Bloom” una fitta tessitura ritmica cadenzata da liquidi accordi di pianoforte, quasi una cavalcata ritmica o una sfida a singolar tenzone tra Swanton e Buck con Abrahams a svolazzare di qua e di là col suo piano ma in realtà vero tratto dominante del tutto, per poi proseguire con “Lovelock”, così chiamata in onore di Damien Lovelock dei Celibate Rifles, col suo mood oscuro e notturno, sospeso tra vuoti dark e pieni angosciosi, continuamente in tensione senza mai esplodere o collassare e “Further” che si esplicita nelle more di un groove più sensualmente jazz, claudicante, metropolitano, fumoso e cinematografico, anzi, narrativo, da intendersi come suono immaginario per hard-boiled.
Lunghe meditazioni dall’andamento circolare. Traiettorie sonore che definiscono ampi e lussureggianti spazi sonori in cui immergerci attraverso ascolti profondi. In definitiva anche se “tre” è il numero perfetto e il disco in questione non lo è, poco ci importa perché i The Necks ci elargiscono un’ora di musica in cui continuano, instancabilmente, ad avviluppare l’ascoltatore con una musica che cresce e scende, che si inabissa per poi riemergere prepotentemente, che si fa flutto e/o respiro.
Che gli Dei della musica ce li conservino a lungo, ne abbiamo un disperato bisogno!!!


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