“The Big Exercise”, il secondo album della band olandese The Homesick, e primo su Sub Pop, vede la formazione mettere a dura prova la propria chimica di gruppo live, impregnando gli spigolosi allestimenti post‐punk con elementi barocchi, e strumenti come pianoforte, chitarra acustica, percussioni e persino un clarinetto.
La caparbia ricerca di eremitaggio espressa in “The Big Exercise” è appropriata, visto l’esodo della band dalla piccola città natale verso il mondo intero. Contrario alla ricerca di appartenenza, radici e provenienza trovate nell’album di debutto “Youth Hunt”, la traiettoria creativa della band è qui asservita all’immaginazione a al senso del nuovo, dell’altro.
Sono sempre presenti affilati contrasti: la nuova profondità sonora della musica è sostenuta da ironiche meditazioni sui legami familiari, sulle realtà alternative e sui luoghi comuni. I The Homesick hanno realizzato un album impregnato di impressionismo che però rimane ben saldo sotto il genere pop.
Il titolo del disco rimanda a Scott Walker, dato che the “big exercise” è una frase tratta da un passaggio della sua biografia “Deep Shade of Blue”, e non è fuori luogo: muoversi a cavallo tra sonorità pop e frange cacofoniche è qualcosa a cui vale la pena aspirare.


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