THE BETHS- “Jump Rope Gazers” cover albumLa Nuova Zelanda, nonostante una popolazione che conta neppure cinque milioni di abitanti, ha comunque dato tanto al rock in senso lato, soprattutto nell’ambito indie, basti pensare ad un grande gruppo come quello dei The Chills. Proprio da quel luogo provengono anche i The Beths, guidati dall’ottima songwriters Elizabeth Stokes. Il quartetto proviene da Auckland e, un paio di anni fa, ci consegnò “Future Me Hates Me”, che metteva in mostra una band power pop tra le più fresche degli ultimi anni. In seguito alla pubblicazione dell’esordio, suonarono in America ed in Nord Europa e, grazie alle consistenti vendite, si poterono permettere di fare della musica la loro ragione di vita, senza dover pensare ad altri tipi di lavoro per il sostentamento (cosa rara al giorno d’oggi).

Rispetto al primo disco non sono cambiate formazione e formula, che vedono al centro del progetto la talentuosa vocalist e chitarrista Elizabeth Stokes e il suo scudiero Jonathan Pierce, che l’accompagna oltre ad aiutarla a riordinare le innumerevoli idee che le fluiscono per la testa con la sua produzione. Al solito energico e ruspante il contributo di Benjamin Sinclair al basso e di Tristan Deck alla batteria. Qualche differenza rispetto al primo capitolo la troviamo nelle proporzioni tra ganci power pop e ballate malinconiche, la cui presenza in “Jump Rope Gazers” è decisamente aumentata. Comunque elettrica e attraversata da chitarre guizzanti, la title track è una di queste ultime, mentre la dolcissima, sussurrata “You Are A Beam Of Light” è ancora più delicata, con il suo insistente arpeggio acustico che svanisce tra i docili tocchi di pianoforte come un imbrunire d’estate.

Come dovreste ben sapere suonare dell’indie/rock power pop, genere di cui ormai si conosce già tutto, quello che fa la differenza è la capacità di scrittura. I The Beths, grazie alla bravura di Elizabeth, sanno come comporre ottime canzoni a cui si aggiungono anche testi interessanti che parlano di ansia, di come venire a capo delle problematiche che il vivere ci sottopone quotidianamente e di come relazionarsi con le persone care e gli amici.

“Just Shy Of Sure” sarebbe perfetta in una di quelle serie TV per adolescenti degli anni novanta, romantiche al punto giusto. Dopo tre prove di dolcezza e sensibilità, citiamo altrettante mazzate di energia: non si dica che il quartetto neozelandese si è ‘ammosciato’: “I’m Not Getting Excited” apre il disco rovesciando nelle casse e nelle cuffie una valanga di chitarre dal tiro punk, le stesse che conducono “Acrid” a uno dei chorus più infettivi della scaletta, mentre “Mars The God Of war” consta addirittura di guizzi hard-rock.

Un altro centro pieno dai ragazzi neozelandesi. Se la loro proposta salirà ulteriormente di tono con il prossimo disco, potremo affermare di aver trovato un altro gruppo in grado di rivitalizzare una scena power pop che ha sempre conosciuto, tra Dunedin ed Auckland, un fertile movimento capace di rendere indimenticabile l’indie-rock dell’arcipelago.


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