Registrato nel 1978 da Jimmy Schifflett, Sye Mitchell, Roger Dollarhide e Laura Livingston in vari studi e prodotto da Reginald ‘Sonny’ Burke.
Quando si ascolta la musica del cantautore americano Terry Callier (1945-2012) viene da chiedersi come mai ci siano voluti tre decenni, dopo l’uscita del suo album di debutto, affinché questo artista potesse vivere della sua musica.
“Turn You to Love”, secondo Allmusic.com l’album più sottovalutato di Terry, sorprende l’ascoltatore con il suo mix incredibile di brani. La selezione dei pezzi è impeccabile.
Diversamente dalle opere di alcuni colleghi, le canzoni di Callier non mostrano come dovrebbe essere il soul, ma cosa può essere. La lingua musicale del nostro azzera gli atteggiamenti rabbiosi e favorisce piuttosto il sentimento profondo e coinvolgente, come avviene nel vivace funk di “Sign of the Times”, il pezzo di maggior successo di sempre del cantante in U.S.A., raggiungendo il 78mo posto della classifica R&B e, nel 1979, favorendo la sua partecipazione al Montreux Jazz festival, e nel soul di “Pyramids of Love”.
L’abilità vocale del cantante di Chicago è davvero incredibile: Callier dà il suo meglio in brani come il fumoso “Turn You to Love”, nel piacevole “Ordinary Joe” e nel più meditativo “Occasional Rain”. Nel mezzo troviamo un bel mix di voci diverse (“You And Me”) e il groovy trascinante e indistruttibile dei tempi (“Still Water”).
La sua popolarità è sempre stata ridotta ai minimi termini. Ci un momento in cui il suo nome riemerse dall’oblio alla fine degli anni ottanta, quando alcuni deejay britannici riscoprirono le sue vecchie canzoni e iniziarono a suonarle nei club. Il capo della Acid Jazz Records Eddie Piller ripubblicò un singolo poco noto di Callier del 1983, “I Don’t Want to See Myself (Without You)”, e lo convinse a tornare a suonare nei club in Gran Bretagna. Dal 1991 Terry iniziò a sfruttare i suoi periodi di ferie dal lavoro per suonare ai concerti. Poi la riscoperta alla fine degli anni novanta, in cui Callier fece il suo ritorno definitivo sulla scena musicale, collaborando all’EP di Beth Orton “Best Bit” nel 1997 e pubblicando l’album “Timepeace” nel 1998. Poi poco altro fino al suo decesso.
Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di riascoltarlo, la sua voce e le sue composizioni sanno ancora far vibrare la nostra anima!!!

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