Ci sono persone che non hanno mai atteso così tanto il 14 febbraio in trepidante attesa per l’uscita di “The Slow Rush”, il quarto album in studio dei Tame Impala. La band australiana ha confermato, dopo una misteriosa clip apparsa sui loro social e sul loro sito, l’uscita del disco. Il tutto a cinque anni di distanza dal precedente album, “Currents”. In un’intervista a Billboard pubblicata nell’agosto del 2018, il frontman della band, Kevin Parker, ha detto a proposito del disco: «Non posso dire troppo. Tutto quello che posso annunciare è che è tornato a essere il mio obiettivo principale». Nel corso del 2019 i Tame Impala hanno pubblicato due singoli, “Patience” e “Borderline”.
Tutto ebbe inizio nel 2010 con l’esordio di “Innerspeaker” in cui il giovane Kevin mette in risalto una fascinazione profonda per un mondo musicale a cavallo tra i sessanta e i settanta, ricco di umori beatlesiani, in particolar modo John Lennon, e di profumi psichedelici i cui riferimenti sono da ricercarsi tra i Pink Floyd, i Pretty Things, i Pink Fairies e i Creation. Il risultato è uno psycho-pop di grande fascino, nostalgico, ma comunque calato nella contemporaneità. Dare un seguito non sarà facile, ma, nel 2012, il gruppo australiano fa uscire “Lonerism” e conferma quanto di buono era stato fatto in precedenza, mantenendo coerenza stilistica e confermando una forte ispirazione. La stampa di settore incorona Parker come nuovo genio e fioccano recensioni positive.
La prova definitiva spetta al terzo album “Currents” e la sorpresa è dietro l’angolo a causa di una declinazione disco del pop psichedelico che rappresenta la cifra stilistica della band. Le chitarre con l’effetto fuzz vengono poste in un angolo e prendono piede sonorità “synthetiche” anni ’70. I puristi storcono il naso, molti si entusiasmano e il seguito si allarga a dismisura.
Non è facile lavorare sotto pressione, con gli occhi puntati addosso per l’attesa del nuovo album che si è fatto attendere così a lungo. Parker non è tipo da distrarsi, nonostante gli impegni succedutisi in questi quattro anni tra concerti, festival, incontri. Per concentrarsi al meglio si è ritirato tra l’Australia e la California per pensare e ripensare alla scaletta di “The slow rush”. La raccolta è stata registrata tra Los Angeles e lo studio di Kevin Parker a Fremantle, sua città natale in Australia. I dodici brani sono stati registrati, prodotti e mixati dallo stesso. Il lavoro abbisogna di diversi ascolti per calarsi completamente nelle pieghe del suono.
Il passato ed il presente si intersecano, le chitarre hanno ancora un ruolo di secondo piano, i synth dominano la scena. Elettronica e dance sembrano essere interessi profondi per il nostro, la voce è spettrale (“One more year”), il groove è solido e flessuoso (“Borderline”), la ritmica batte con percussività dance, tanto da poter affermare che siamo più vicini a Kanye West che alla psichedelia dei seventies.
Probabilmente ci sarà chi non apprezzerà, ma credo che la formazione abbia la consapevolezza che qualcuno sarà scontento, ma è il prezzo da pagare per proseguire la propria visione. Qui si trova la felice contaminazione che in questi anni ha assottigliato le distanze tra indie-rock, pop e hip-hop!!!

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