SQUAREPUSHER- “Be Up A Hello”“Be Up A Hello” è il nuovo album di Squarepusher che segue a un lustro di distanza” Damogen Furies”. Il nuovo lavoro vede il produttore muoversi in libertà tra le macchine vintage con le quali ha prodotto le sue prime tracce (in lista, tra gli strumenti, troviamo anche un Commodore Vic 20) ma anche con vario digital hardware. Il risultato è un disco spontaneo, prodotto a mo’ di diario, in cui ogni traccia è stata composta in velocità e consequenzialmente all’altra, dunque una celebrazione della scena DIY rave dell’Essex dalla quale Jenkins proviene, ma anche un ritorno a quella breakbeat elettronica che ha in seguito dato febbrili natali a generi come jungle, drum & drill’n’bass e breakcore.
Il tredicesimo album nasce prevalentemente dalla risposta fisiologica a due eventi destabilizzanti, che hanno costretto il veterano di casa Warp a ribaltare ancora una volta il fronte delle operazioni: la rottura del polso nel 2018, a seguito di una caduta, e la morte dell’amico fraterno Chris Marshall, pochi mesi dopo. Tutto ciò lo portò a riprendere in mano il vecchio armamentario analogico e hardware digitale delle sue prime opere (Roland SH-101, TR-909, TB-303, Yamaha CS8) combinandolo con le possibilità offerte dalla musica elettronica.
I primi singoli “Vortrack” e “Nervelevers” avevano già messo in chiaro i termini dell’operazione: drill’n’bass oscura (nel primo caso) e furiosa (nel secondo), chiaramente in grado di accontentare la fanbase storica, ma anche di far storcere la bocca a tutti quelli che avevano visto nel precedente “Damogen Furies” una svolta (l’ennesima, peraltro) in direzione del compromesso tra stile e modernità. Una complessità di dettagli nevrotica, che fa slogare le mascelle tanto quanto analoghe incursioni in quei territori ad opera di altre divinità del pantheon Warp, quali lo stesso Aphex Twin o gli Autechre, e che trova il suo massimo in brani come “Speedcrank” o “Terminal Slam”.
Un album imprevedibile perché poco contemporaneo, ma dotato di grande forza espressiva. D’altronde ognuno ha il suo Squarepusher preferito: chi lo identifica con il bassista che ha stravolto per sempre i canoni della jazz-fusion grazie a un’iniezione di adrenalina e jungle destrutturata, c’è chi lo vede come un oscuro talento mai del tutto sbocciato a causa dei continui cambi di direzione, e chi come un semplice epigono di Aphex Twin (che per primo ha creduto nel suo materiale, ai tempi della Rephlex Records). Probabilmente è l’insieme di tutto questo e di ciò bisogna farsene una ragione!!!


Please follow and like us: