SILVERBACKS- “Fad” cover albumLa band di Dublino dei Silverbacks ha debuttato lo scorso 17 di luglio con l’album “Fad”. Concittadini dei Fontaines D.C., la formazione è composta da Daniel O’Kelly (Vocals/Guitar), Kilian O’Kelly (Guitar/Vocals), Emma Hanlon (Bass/Vocals), Peadar Kearney (Guitar) e Gary Wickham (Drums). C’era attesa per l’esordio del quintetto irlandese, dopo una serie di EP interessanti e grazie alla fama acquisita durante i numerosi concerti tenuti sui palchi britannici.

In principio furono i Girl Band a creare scompiglio nell’asfittica scena rock irlandese, poi arrivarono i Fontaines DC e i Murder Capital. Se l’esordio di questi due gruppi ha incarnato l’avanguardia della nuova onda di Dublino, i Silverbacks sono andati direttamente alla fonte di quel noise rock squadrato e concettuale. A partire dai primi singoli hanno iniziato a collaborare con Daniel Fox, bassista dei Girl Band, per un risultato che si è manifestato sotto forma di un noise frutto di uno scontro fra la slackness dei Pavement, le meccaniche dei Neu! e l’interplay chitarristico dei Television.

I nostri cercano di tenere assieme una materia già esistente sforzandosi di trovare una via personale, non sempre ci riescono, ma hanno presentato una serie di pezzi sicuramenti meritevoli di essere ascoltati. Le chitarre presenti nella band sono ben tre e creano sonorità rumorose, eclatanti e alquanto imprevedibili; la sezione ritmica è marcata sin dall’iniziale “Dunkirk”, grazie a una linea di basso intensa e pronta a far vibrare il palcoscenico, corrosivi, ma non ostici.

Le canzoni contenute in quest’esordio discografico dei Silverbacks sono caratterizzate sia da attimi fugaci ed effimeri, sia da momenti di riflessione, a causa della presenza di una voce femminile che compare ogni tanto per qualche coretto a sorpresa (nel singolo “Muted Gold”, brano nel quale vi è anche un piccolo omaggio vocale al grande Duca Bianco), o per intere canzoni come ad esempio “Up The Nurses”. A volte sembra di percepire un sapore alla Sonic Youth come accade in “Pink tide” e in “Just in a band” in cui il lavoro delle sei corde è veramente notevole. In altre situazioni possono sentire l’influenza di gruppi moderni quali i Bodega o i Parquet Courts (“Drink it down” e “Last orders”). Si dilettano pure con una pop song come “Grinning at the lid” che mi ha fatto venire in mente i Sebadoh.

Come avrete capito tanta carne al fuoco, non ancora cotta a puntino, ma la qualità della materia prima è sicuramente sorprendente ed eccitante!!!


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