SHIRLEY KING- “Blues For A King” cover albumSono sempre stato un po’ prevenuto nell’approcciare dischi dei figli di musicisti, famosi e non. Sono tanti i figli di celebrità che, anche loro, hanno intrapreso l’attività musicale. Basti ricordare i figli di John Lennon, quelli di Bob Marley, Jakob Dylan, il figlio di Muddy Waters e tanti altri. Oggi è il turno di Shirley King che discende dal grande B.B. King, ma in questo caso è diverso. Infatti Shirley, detta ‘Daughter of the blues’ non è una ragazzina, ma una signora di settantuno anni e la sua carriera si limita ad un paio di precedenti lavori usciti tra la fine degli eighties e la decade successiva. Ha partecipato a diversi dischi come ospite di artisti più o meno celebri, anche del padre negli ultimi tempi della sua magnifica carriera.

Nata a West Memphis, Arkansas, lungo le rive del Mississippi, Shirley non è mai stata una stretta praticante del blues, in gioventù più orientata verso gospel, soul, perfino country & western, ma poi già dal 1969 aveva fatto la sua scelta di vita, diventando una ballerina, attività che ha svolto per una ventina di anni, dice lei anche con successo, e con buoni riscontri economici, senza dover essere vista per forza come la ‘figlia di B.B. King’. Vivendo a Chicago a lungo è venuta in contatto anche con la scena locale, ed ha avuto pure una relazione di 5 anni con Al Green.

Solo alla fine degli anni ottanta ha cominciato a cantare il blues dedicandosi ai grandi classici, alcuni brani anche del padre, ovviamente. Non è mai stata neanche lontanamente baciata dal successo, una carriera onorevole, niente di più. Ora quelli della Cleopatra Records le propongono un contratto, ma, come da copione, scelgono tutto loro, copertina, repertorio, musicisti, ospiti e sistemi di registrazione. Successivamente portano la King in studio le infilano delle cuffie da cui esce la musica e lei ci canta sopra, a volte senza neanche conoscere i pezzi e senza mai incontrare chi suonava. Almeno è quanto afferma in un’intervista.

Ma alla fine, per una volta, devo dire che all’ascolto questo “Blues For A King” funziona, si ascolta con piacere, ci sono alti e bassi ed evidenti disparate fonti del materiale: per esempio in “Hoodoo Man Blues”, un grande classico delle 12 battute, oltre a Joe Louis Walker alla solista, appare all’armonica colui che ha portato al successo il brano, quel Junior Wells che però è scomparso nel 1998, comunque la voce di Shirley King è ancora potente e vibrante e il suono vigoroso. In altri momenti l’ugola della King appare più roca e vissuta, ad esempio in “All Of My Lovin’”, un brano dal repertorio della Motown, sempre con Walker alla chitarra, ma anche in “Feelin’alright”, l’indimenticabile brano dei Traffic, con Duke Robillard alla solista, guizzante ed inventiva. I chitarristi che si susseguono sono tanti, pezzo dopo pezzo. Elvin Bishop si esibisce nel classico del Chicago blues “I Did You Wrong” anche se il suono della base sembra quello di una registrazione di decine di anni fa. “Can’t Find My Way Home”, a conferma della scelta eclettica del repertorio e delle sonorità, è proprio il classico dei Blind Faith con Martin Barre dei Jethro Tull alla solista, versione decisamente rock, ma ben realizzata e con Shirley che si adatta al suono più “moderno”. Il traditional “Gallows Pole” con Harvey Mandel alla solista in modalità wah-wah, sembra quasi un brano psych-rock e rimanda alla versione dei Led Zeppelin. Il lavoro si conclude con “At last” un super classico di Etta James , in cui presenzia la figura di Steve Cropper con il suo tocco inconfondibile, gli archi a profusione e la voce della nostra protagonista di una interpretazione sentita.

Un album onesto che può accompagnare queste vostre serate estive mentre sorseggiate una bevanda fresca!!!


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