SHACKLETON – ‘Departing Like Rivers’ cover albumA nove anni dall’EP “Music for the Quiet Hour / The Drawbar Organ” del 2012, Shackleton torna con l’album solista “Departing Like Rivers”, uscito il 21 settembre via Woe To The Septic Heart!, ovvero la label da lui fondata nel 2010. Come dichiarato dal producer in una nota stampa, non si tratta di un concept album e non si è avvalso dell’apporto di alcun collaboratore: «Volevo solo concentrarmi sul cuore del mio sound, ma senza nessuno dei tropi del genere che potrebbero essere stati presenti l’ultima volta che ho fatto un album solista».

‘È abbastanza nebbioso e sfocato al tatto e ho usato molti filtri e riverberi per ottenere questo tipo di suono. Penso che i campioni vocali siano un tentativo di compensare tutto questo, per portare un po’ di luce all’oscurità. Volevo anche che gli aspetti vocali riflettessero influenze o cose con cui potevo identificarmi da vicino, per questo nella musica ci sono alcuni accenni alle canzoni folk britanniche, anche se in modo piuttosto spettrale e non direttamente riconoscibile. Si tratta comunque più di una questione sentimentale, piuttosto che un significante in questo senso. Mi piacciono gli aspetti ossessionanti e malinconici di queste canzoni, suppongo’.

Ad anticipare l’album, l’apripista “Something Tells Me / Pour Out Like Water”, che rispecchia perfettamente la definizione data dal musicista riguardo all’album. Un brano che parte da tensioni dubstep per diramarsi tra rivoli ambientali, trasparenze psych-folk attraversate da sample vocali hauntologici e pulsioni tribali. Il tutto a fluire in una ‘plastica’ coda elettronica à la Matmos.

Al di là della sua carriera solista, negli ultimi anni Skackleton è stato attivissimo per quanto riguarda le collaborazioni. Risale allo scorso anno l’album dei Tunes of Negation – progetto che lo vede assieme ai percussionisti Takumi Motokawa e Raphael Meinhart, e con Heather Leigh alla voce – “Like The Stars Forever And Ever”.

È quindi un piacere riascoltare il nostro con un album nuovo di zecca a proprio nome. Qui elabora la complessità emotiva degli ultimi due anni con una calda esplosione di giunzioni vocali a cascata, droni ipnotici e sottopressioni travolgenti. C’è poco da sorprendere nel disco, ma indaga più a fondo i propri tropi, incanalando la stranezza.

Lo strano passo che ha plasmato il genere delle sue prime uscite è ora lasciato solo come una debole traccia, mentre gli elementi tagliati dalla musica folk e dalle forme sperimentali di drone incombono molto più a lungo. Ogni ciclo ritmico sembra danzare attorno all’idea del 4/4, senza bloccarsi nel chug previsto, consentendo al cervello di creare sottili allucinazioni uditive mentre elabora la complessa rete di suoni ben cesellati. I tagli elettronici e vocali ci introducono in un k-hole a spirale di instabilità echeggiante; i colori vengono dipinti e poi fusi, e forme coerenti frantumate in piccoli pezzi prima di essere accuratamente, lentamente, riassemblate.

In questa fase della sua carriera, Shackleton non è interessato a creare brani o pezzi unici; in “Departing Like Rivers” crea un paesaggio sonoro emotivo per aiutare i momenti ansiosi e gli stati riflessivi. È un’arte che condivide tanto DNA musicale con Catherine Christer Hennix o Maggi Payne, pioniere del synth FM, quanto con T++ o Peverlist. Fantasmagorie allo stato puro!!!