SHABAKA & THE ANCESTORS- “We Are Sent Here By History”Presentato come un disco pan-africano che fonde tradizioni musicali africane e afro-caraibiche, ma anche come una riflessione sull’approssimarsi della nostra estinzione come specie umana,” We Are Sent Here By History” è l’album del tentacolare Shabaka Hutchings composto assieme agli Ancestors che segue a distanza di quattro anni il precedente” Wisdom Of Elders”.
Il disco uscito via Impulse! (ed è la prima volta per la formazione), e registrato lungo due anni di session tra Johannesburg e Cape Town, è volto ad esplorare il ruolo dei griot nella cultura africana occidentale offrendo, nel contempo, un viaggio spirituale nelle maglie del jazz.
Figura di spicco nell’ambito del rinascimento jazzistico britannico, Hutchings non è certo il tipo che si risparmia nelle uscite discografiche, ci basti ricordare Sons of Kemet, Comets is Coming gruppi di cui è leader, oppure le presenze con Floating Points, Mulatu Astatke, Melt Yourself Down e Heliocentrics. C’è da dire che la scena jazzistica mondiale sta vivendo un momento florido, oltre a quanto sta accadendo a Londra non sono da meno Chicago, New York e la scena californiana oltre a quella meraviglia rappresentata dall’etichetta International Anthem sotto il cui logo sono uscite alcune delle più stimolanti opere in campo jazz in questo ultimo lustro.
Con questo nuovo album Shabaka si lancia in un’ulteriore ricerca del passato, delle impronte culturali proprie e di quelle sudafricane in modo da ricavarne insegnamenti che possano rivelarsi utili per il presente. La formazione che lo aiuta in questa nuova fatica è la stessa dell’album precedente (a parte l’aggiunta del pianista Thandi Ntuli), anche se si deve notare, purtroppo, quanto sia poco sfruttata la tromba di Mlanda Mlangeni (un solo breve brano “Beast to spoke of suffering”). Il disco si regge così sulle solide spalle di Hutchings (tenore e clarinetto) e di Mthunzi Myubu (alto) che danno luogo a accattivanti unisoni, rapidi scambi di compiti e dialoghi serrati. “ We Are Sent Here By History” vorrebbe essere anche una sorta di apologo sui destini dall’umanità, che Shabaka pronostica vicina all’estinzione (e al netto dell’iperbole, è curioso che l’album veda la luce quando l’Europa è stretta nella morsa del noto virus), tanto che il musicista si sente un proFela Kuti e ha tutto il diritto di farlo, per quanto mi riguarda. La ricchezza dell’album lascia semplicemente esterrefatti: i dieci minuti della title-track sono puro afrobeat rinvigorito (semmai ce ne fosse bisogno) dall’estetica londinese contemporanea; il sassofono tenore del nostro è incendiario, dipana il contorto linguaggio armonico di Trane, rimette al centro la ricerca melodica e un certo ritualismo proprio del jazz di tradizione africana (l’album è stato registrato nel corso di due lunghi anni tra Città del Capo e Johannesburg, e ha assorbito la lunga e originale tradizione del jazz sudafricano). ” You’ve Been Called” è anche pura psichedelia jazz rarefatta che farebbe orgoglioso Sun Ra (ecco un altro nome cui Shabaka deve parecchio). Si respira ancora atmosfere da Africa nera in “Go To My Heart, Go To Heaven”, congegno funk psichedelico/spoken word che sembra ideato dai Last Poets dopo una gita a casa Kuti.
È un disco in cui il gruppo dimostra di essere maturato, di aver compiuto uno step importante sul piano formale: non solo i brani sono più coesi, ma anche più vari, ricchi dal punto di vista compositivo e melodico, diversificati sul piano stilistico. “Behold, The Deceiver” si apre come ballatona Sheppiana e rielabora all’infinito lo stesso giro di cinque note, prima che il sassofono contralto del sudafricano Mvubu si prenda la scena in lungo solo coltraniano fino al midollo.
Che dire di più? Non resta che sedersi ed ascoltare ammirati dalla forza espressa da questi musicisti e speriamo che sia solo l’inizio di un lungo percorso per la definitiva consacrazione!!!


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